Palermo, cede la gru e travolge un gommista: due operai “fantasma” morti dopo il volo di 25 metri
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Redazione Interno
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La seconda sezione del braccio meccanico, quella che collega il cestello alla base dell’autogru, non ha retto il carico; così, da un’altezza che sfiora i trenta metri (all’incirca il decimo piano di un edificio), il volo è stato fatale per i due uomini che vi si trovavano a bordo. Daniluc Tiberi Un Mihai, cinquant’anni, cittadino romeno, e Najahi Jaleleddine, di nazionalità tunisina, sono morti sul colpo nel primo pomeriggio di ieri in via Ruggero Marturano a Palermo. Sul posto, i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, mentre i vigili del fuoco mettevano in sicurezza l’area e la polizia avviava i primi rilievi per cercare di ricostruire l’esatta dinamica del cedimento. A salvarsi per miracolo, seppur ferito, è stato un dipendente dell’attività sottostante, un rivenditore di pneumatici: l’uomo si trovava all’interno della tettoia del negozio quando il pesante cestello e il braccio della gru sono precipitati, ma l’impatto è stato attutito da una catasta di copertoni che ha assorbito la maggior parte dello schianto, evitando conseguenze ben più gravi.
La ricostruzione dei fatti e i tre salvi sotto la tettoia
Stando alle prime verifiche degli inquirenti, le due vittime – insieme ad altri colleghi – erano impegnate nella ristrutturazione di un palazzo quando il carrello della gru si sarebbe improvvisamente ribaltato o, secondo altre fonti, il braccio si sarebbe spezzato a causa di un cedimento strutturale ancora da accertare. È proprio su questo punto, il “perché” il mezzo abbia ceduto mentre i lavoratori erano in quota, che si concentrano ora le indagini coordinate dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro. Accanto ai due deceduti, un terzo operaio (che si trovava sempre nel cantiere) è rimasto ferito nel ribaltamento del carrello, ma non sarebbe in pericolo di vita; a questi si aggiunge il dipendente del gommista, il cui volto ha riportato traumi per i quali è stato ricoverato all’ospedale Villa Sofia. Il racconto dei residenti della zona è impressionante: molti hanno riferito di aver sentito un boato fortissimo, simile all’esplosione di una bomba, e subito dopo la scena del braccio della gru che penzolava fuori dall’edificio con il cestello distrutto sulla tettoia.
La posizione “fantasma” delle vittime e l’inchiesta della procura
Ciò che trasforma questa ennesima tragedia delle “morti bianche” in un caso giudiziario dai contorni ben definiti è la posizione contrattuale dei due operai: erano dei “fantasma”. Dai primi accertamenti, infatti, nessuno dei due risultava iscritto alla Cassa Edile né tantomeno alla Edilcassa; per dirla senza giri di parole, lavoravano in nero per conto della ditta Ediltec Costruzioni di Palermo, senza alcun contratto regolare. Le loro famiglie hanno confermato agli inquirenti questa dolorosa verità, svelando un sistema di sfruttamento lavorativo che li ha resi invisibili agli occhi della burocrazia fino al momento del volo nel vuoto. La Procura di Palermo ha quindi aperto un fascicolo per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati (un atto dovuto, in questi casi, per consentire loro di nominare consulenti tecnici) il titolare della ditta appaltatrice e il proprietario dell’appartamento dove si svolgevano i lavori. Nei prossimi giorni verranno sentiti anche l’operatore alla guida della gru, il direttore dei lavori e il responsabile della sicurezza del cantiere, oltre ai rappresentanti della società di noleggio del mezzo.
L’autopsia e le verifiche tecniche sul mezzo
Per lunedì è stata fissata l’autopsia sui corpi delle due vittime, che verrà eseguita all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo; l’esame servirà a chiarire con precisione le cause del decesso, anche se appare evidente che i gravi traumi riportati nella caduta siano stati incompatibili con la vita. Nel frattempo, i tecnici dello Spresal (il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Asp) stanno analizzando lo stato di manutenzione della gru, noleggiata presso un’altra ditta specializzata, per capire se il cedimento sia dipeso da un vizio del mezzo, da un errore di manovra o da un sovraccarico eccessivo. Un dettaglio che fa riflettere, emerso dalle testimonianze, riguarda le imbracature: in prossimità del punto di caduta non ne sono state ritrovate, e alcuni residenti hanno riferito di aver visto gli operai lavorare in quota senza alcun dispositivo di trattenuta. Si tratta, come sempre in questi drammatici eventi, di un puzzle di omissioni, negligenze e violazioni delle norme sulla sicurezza che la magistratura dovrà ricomporre per attribuire le responsabilità penali di quanto accaduto in via Ruggero Marturano.




