Trump e Putin in Alaska, il vertice che potrebbe decidere le sorti dell'Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ipotesi di uno «swapping», uno scambio di territori, è emersa con forza nelle ultime ore come possibile chiave per risolvere il conflitto in Ucraina. L’espressione, usata da Donald Trump, sembra confermare indiscrezioni circolate nei giorni scorsi: Vladimir Putin sarebbe disposto a un cessate il fuoco in cambio del ritiro delle forze ucraine dalla regione di Donetsk e del controllo totale del Donbass, termine con cui si indica l’area orientale del Paese, compresa tra gli oblast di Donetsk e Lugansk. Una soluzione che, se accettata, permetterebbe al Cremlino di ottenere attraverso la diplomazia ciò che non è riuscito a conquistare militarmente in un decennio di guerra, assicurandosi al contempo l’accesso alle ingenti risorse naturali della zona.

La scelta dell’Alaska come sede dell’incontro del 15 agosto tra i due leader non è casuale. Il territorio, un tempo possedimento russo, rappresenta un simbolo carico di significati politici, quasi una metafora delle complesse relazioni tra Washington e Mosca. Sarà il primo faccia a faccia tra Trump e Putin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, nonché la prima visita del presidente russo negli Stati Uniti da oltre dieci anni. Un gesto che, al di là delle apparenze, potrebbe nascondere una strategia ben precisa: dimostrare al mondo che, nonostante le tensioni, il dialogo tra le due potenze è ancora possibile.

Dal fronte ucraino, però, arrivano reazioni fredde. Volodymyr Zelensky, che pure potrebbe essere invitato al vertice, ha mantenuto un profilo basso, mentre dall’Europa si levano dubbi sull’effettiva possibilità di un accordo vantaggioso per Kiev. Trump, dal canto suo, ha ribadito il suo obiettivo: «Come presidente, la mia più alta aspirazione è portare pace e stabilità nel mondo», ha scritto su Truth Social, sottolineando di essere «molto vicino» a un’intesa che preveda «uno scambio di territori, per il meglio di entrambi i Paesi». Parole che lasciano intravedere una possibile mediazione, seppur controversa, tra le parti.

Intanto, negli Stati Uniti, le critiche non mancano. John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale, ha bollato la scelta dell’Alaska come «il posto migliore per Putin dopo Mosca», evidenziando lo scetticismo di una parte dell’establishment americano. Ma Trump, che ha sempre cercato un avvicinamento con la Russia, sembra determinato a proseguire sulla sua strada, puntando a un risultato che, nelle sue intenzioni, potrebbe segnare una svolta nel conflitto.

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