Medicina d'urgenza, una crisi senza precedenti
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Redazione Salute
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La specializzazione in medicina d'urgenza, fondamentale per il funzionamento degli ospedali, sta attraversando una crisi senza precedenti in Italia. Nonostante l'aumento delle borse di specializzazione, la professione continua a essere poco attraente per i neolaureati, che la considerano poco remunerativa, estremamente stancante e pericolosa. Questo scenario è particolarmente evidente in Lombardia, dove solo il 26% dei posti disponibili è stato assegnato, lasciando il 74% vacante.
Massimo Minerva, presidente dell'Associazione Liberi Specializzandi (ALS), ha sottolineato come l'aumento delle borse di specializzazione non abbia sortito l'effetto desiderato. In Toscana, la situazione è ancora più critica: solo il 21,6% delle borse disponibili nelle tre Università toscane è stato assegnato ai neolaureati. A Firenze, il 35% dei posti è stato occupato, a Pisa il 24%, mentre a Siena nessuno dei 34 posti disponibili è stato assegnato.
I numeri parlano chiaro: dei 181 posti messi a bando in Lombardia, solo 47 giovani medici hanno scelto di intraprendere questa strada. La specializzazione in medicina d'urgenza, che forma i futuri medici dei pronto soccorso e della rete del 118, è vista come una condanna a vita dai giovani camici bianchi, che preferiscono orientarsi verso altre discipline meno impegnative e più remunerative.
Sui social, i medici fiorentini e toscani non nascondono il loro malcontento. "Vorrà dire che manderemo le analisi e le biopsie in India", commenta ironicamente un medico, mentre un altro aggiunge: "Moriremo, ma con la pelle perfetta e la vista buona".




