Tatiana Tramacere, il silenzio di Nardò e gli uomini attorno alla sua scomparsa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono dieci giorni di un silenzio che, a Nardò, si fa sempre più pesante, interrogativo e carico di un'angoscia concreta che le intense ricerche, proseguite persino sotto la pioggia battente che flagella il Salento, non sono ancora riuscite a dissolvere. Tatiana Tramacere, ventisette anni, si è dissolta nella normale trama di un pomeriggio qualsiasi, quello del 24 novembre, dopo aver salutato i genitori Rino e Ornella con la consueta dichiarazione di recarsi al lavoro. Un'apparenza di routine, quella, che le indagini coordinate dalla Procura di Lecce – la quale ha aperto un fascicolo per il reato di istigazione al suicidio – stanno meticolosamente smontando, rivelando invece un intrico di rapporti personali e circostanze che spostano il baricentro delle ricerche dall'ipotesi di una fuga volontaria verso scenari più oscuri.

L'ultimo avvistamento e il telefono sequestrato

Contrariamente a quanto inizialmente supposto, infatti, Tatiana non avrebbe mai lasciato la zona quella sera, ma sarebbe stata vista nelle ore successive al parco Raho, un'area verde non lontana dalla sua abitazione. Lì, secondo la ricostruzione degli investigatori, incontrò un amico, Dragos Gheormescu, il quale risulta essere l'ultima persona ad averla vista prima della sua evaporazione nel nulla. La posizione di Gheormescu, che ai microfoni del programma "Chi l'ha visto?" ha dichiarato di essersi offerto di accompagnarla addirittura a Brescia, è finita sotto la lente d'ingrandimento al punto che gli inquirenti gli hanno sequestrato il telefono cellulare, un atto che segnala l'importanza che quel dispositivo e i suoi contenuti digitali potrebbero avere per tracciare gli ultimi, decisivi movimenti della ragazza o le intenzioni di qualcuno nei suoi confronti.

La rete dei rapporti e le voci della famiglia

È proprio attorno alle relazioni di Tatiana che il quadro investigativo si va articolando, mentre la pista del viaggio a Brescia – dove risiede un ex fidanzato e verso cui la giovane aveva effettivamente acquistato un biglietto del treno – sembra ormai perdere consistenza, dato che non vi è prova del suo effettivo arrivo nella città lombarda. La madre Ornella, in particolare, ha parlato agli investigatori di un altro amico, un uomo la cui insistenza nei confronti della figlia era tale da poter essere definita, a suo dire, una vera e propria "ossessione", un sentimento che Tatiana continuava a respingere. Dettagli, questi, che si sommano al racconto di una lite, di cui non sono stati divulgati i contorni né i protagonisti, ma che contribuisce a dipingere un retroscena personare tutt'altro che sereno nei giorni precedenti la scomparsa.

La certezza del fratello e lo scarto delle ipotesi

A fugare ogni residuale dubbio su un possibile allontanamento volontario è la voce ferma di Vladimir, il fratello di Tatiana, la cui preoccupazione si è tramutata in una netta convinzione: "Non so cosa sia successo, ma sicuramente non è un allontanamento volontario". Una posizione, la sua, che taglia corto con le speculazioni e riporta l'attenzione sulla concretezza di un fatto inquietante, su cui gli investigatori lavorano incrociando dati di telefonia, testimonianze e quel patrimonio di informazioni che gli uomini attorno a Tatiana – da Dragos Gheormescu all'amico "ossessionato" di cui parla la madre – possono, volenti o nolenti, fornire. Il tempo che passa, intanto, non placa l'ansia ma accresce l'urgenza di trovare una verità che ancora si nasconde tra le pieghe di quelle ultime ore.

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