Meteo, la coda dell’inverno prova a graffiare: irruzione artica nel weekend e neve sui confini
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Redazione Interno
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L’inverno meteorologico, quello che i calendari della climatologia chiudono convenzionalmente alla fine di febbraio, non ha ancora espresso del tutto le sue carte. Il lungo letargo imposto da un flusso atlantico ostinatamente zonali, quello stesso flusso che ha trascinato sull’Italia settimane di piogge miti e venti occidentali, mostra ora i primi segni di cedimento strutturale. L’anticiclone, a lungo latitante, non tornerà a imporsi, e al suo posto si profila all’orizzonte – o meglio, già alle porte della settimana di San Valentino – una massa d’aria di chiara estrazione artica, pronta a scivolare lungo il bordo orientale della depressione atlantica. Non si tratta, è bene chiarirlo subito, della grande ondata di gelo continentale che molti appassionati inseguono da dicembre; il serbatoio freddo russo-scandinavo, infatti, resta per ora scollegato dal Mediterraneo. Ciò che invece appare ormai probabile, se non certo, è un’irruzione di matrice artico-marittima, rapida e tagliente, che entro sabato 14 febbraio investirà il bacino centrale del Mediterraneo.
La data della svolta e il ritorno della bora
Il fronte del cambiamento è atteso nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 febbraio, quando una saccatura in approfondimento sui mari a ovest della Corsica innescherà una vivace circolazione depressionaria -4-8. L’elemento più vistoso, nelle prime fasi, non sarà tanto il termometro quanto l’anemometro: la compressione delle isobare sul Golfo del Leone e sul Mar Ligure alimenterà raffiche di bora e grecale che potranno toccare, localmente, i cento chilometri orari. I mari, tutti molto mossi, andranno incontro a mareggiate consistenti lungo le coste esposte, in particolare su livornese e grossetano, dove il libeccio precedente lascerà il testimone a venti settentrionali -10. Il calo termico, seppur non drammatico in termini assoluti, risulterà marcato per contrasto: le temperature, fino a venerdì attestate su valori primaverili con punte di diciotto gradi al Centro-Sud, subiranno una flessione anche di otto-dieci gradi, riportandosi semplicemente nella media del periodo -1-8.
Le nevicate: una questione di quote e di esposizione
Il cuore della questione, per chi segue la meteorologia invernale, risiede ovviamente nella quota della neve. Sulle Alpi occidentali e sui settori di confine – dall’alta Valle d’Aosta alla Formazza, fino all’Alta Valtellina e all’Alto Adige – il raffreddamento dei bassi strati consentirà al manto bianco di imbiancare i versanti fin verso i cinquecento metri, localmente anche più in basso nelle valli chiuse. È sull’Appennino, però, che la dinamica si fa più interessante. Le proiezioni del modello europeo ECMWF, pur senza ipotizzare gli accumuli eccezionali visti in altri inverni, indicano la possibilità di nevicate sino a quote collinari sul versante adriatico centrale e sui rilievi del Centro-Sud, laddove la circolazione depressionaria richiamerà aria più fredda dai quadranti nord-orientali -3-5. Le precipitazioni, in questa fase, tenderanno a concentrarsi tra domenica 15 e lunedì 16, con fenomeni a tratti intensi su medio Adriatico, Puglia meridionale e Sicilia nord-orientale.
Il limbo del vortice polare e la finestra di fine mese
A rendere il quadro previsionale non ancora definitivamente sigillato è il comportamento del vortice polare stratosferico. I centri di calcolo internazionali, ECMWF in testa, registrano da giorni un indebolimento della circolazione zonale alle alte latitudini, con segnali di disturbo che dalla stratosfera potrebbero propagarsi verso il basso, influenzando la troposfera proprio nell’ultima decade del mese -1-2. Non si parla, in questa sede, di uno split del vortice – la sua rottura in due o più lobi distinti – ma piuttosto di una sua deformazione, sufficiente tuttavia a favorire la discesa di masse d’aria più fredde verso l’Europa centro-orientale. L’Italia, in questo contesto, si troverebbe sul bordo occidentale di tale affondo, condizione che statisticamente ha spesso regalato i migliori episodi nevosi per le regioni adriatiche e il basso versante tirrenico.
Il rebus della terza decade: addolcimento o nulla di fatto?
Quel che i modelli non riescono ancora a cristallizzare è il cosiddetto «rimbalzo d’onda», ovvero la capacità del sistema di generare una seconda saccatura in seno alla stessa massa fredda, condizione necessaria per trasformare una semplice irruzione in un episodio nevoso duraturo anche sulla Pianura Padana -5. Al momento, la maggior parte delle elaborazioni statistiche esclude questa eventualità, confinando le precipitazioni più significative ai soli settori alpini e appenninici. La finestra tra il 20 e il 25 febbraio rimane comunque sotto stretta osservazione: in quella finestra, l’eventuale interazione tra un vortice polare disturbato e una rimonta anticiclonica sull’Atlantico orientale potrebbe generare quelle ondulazioni del getto necessarie a spostare il baricentro del freddo qualche grado più a sudovest. La partita, insomma, non è affatto chiusa, ma l’ipotesi di un febbraio completamente anonimo e piovoso sembra ormai definitivamente tramontata.




