22enne confessa l'omicidio della madre a Montepiano: "Ho fatto la cosa giusta"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Davide Morganti, un giovane di 22 anni sordomuto, ha confessato l’omicidio della madre, Anna Viliani, 60 anni, avvenuto nella loro casa di Montepiano, una frazione di Vernio, in provincia di Prato. La donna è stata uccisa con una decina di coltellate, inferte mentre era appoggiata con la testa sul tavolo, forse addormentata. Dopo il delitto, Davide ha dato fuoco all’abitazione, rimanendo all’interno per undici ore prima di bussare alla porta dei vicini, ai quali ha dichiarato che la madre si trovava ancora nella casa in fiamme.

Le dichiarazioni del ragazzo, rese con una freddezza che ha lasciato sgomenti gli inquirenti, hanno rivelato un quadro agghiacciante. «Ho fatto la cosa giusta, erano cattivi», ha affermato Morganti, aggiungendo di aver voluto uccidere l’intera famiglia, che descriveva come oppressiva e negativa. Negli ultimi mesi, secondo quanto emerso, il giovane aveva manifestato un’aggressività crescente verso la madre, da lui percepita come eccessivamente invadente. «Mi stava troppo addosso», avrebbe detto, riferendosi a un rapporto che, a suo dire, aveva raggiunto livelli insostenibili.

La vicenda, che ha sconvolto la piccola comunità di Montepiano, dove vivono circa 500 persone, non è del tutto inaspettata per chi conosceva la storia familiare di Davide. Il ragazzo, già seguito dai servizi sociali, aveva mostrato da tempo segnali di instabilità, con scatti d’ira e difficoltà comportamentali che avevano contribuito a disgregare il nucleo familiare. La madre, rimasta l’unica figura di riferimento, aveva cercato di gestire una situazione sempre più complessa, soprattutto dopo che Davide aveva abbandonato gli studi all’Istituto di Ragioneria di Castiglione dei Pepoli. «La scuola era una sorta di regolatore, una routine che lo aiutava a stare nel mondo», ha raccontato una vicina, sottolineando come la mancanza di quell’ancora abbia acuito le sue fragilità.

L’indagine, ancora in corso, sta cercando di ricostruire con precisione i fatti, compresi i movimenti del giovane nelle ore successive all’omicidio. La scelta di appiccare il fuoco alla casa, gesto che ha distrutto buona parte delle prove, sembra indicare una premeditazione, seppur confusa, nel tentativo di cancellare ogni traccia. Tuttavia, la confessione di Davide, resa con una lucidità che ha sorpreso gli investigatori, ha già fornito elementi chiave per comprendere le dinamiche di un gesto che ha lasciato un’intera comunità sotto choc.

Mentre la magistratura approfondisce gli aspetti psicologici e relazionali del caso, emergono domande sulle modalità di intervento dei servizi sociali e sul supporto offerto alla famiglia. Davide, infatti, non era un estraneo al sistema di assistenza, ma le sue difficoltà sembrano essere state sottovalutate, nonostante i segnali di un disagio che, alla fine, è sfociato in una tragedia senza ritorno.

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