Premi di risultato 2026, l’Agenzia delle Entrate chiarisce: il nuovo limite di 5mila euro vale anche per il welfare aziendale
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Redazione Economia
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La legge di Bilancio 2026 ha introdotto due importanti novità per i premi di produttività del settore privato: l’aliquota dell’imposta sostitutiva è stata abbassata all’1% e il limite massimo di retribuzione agevolabile è quasi raddoppiato, passando da 3mila a 5mila euro. Un intervento che, sulla carta, prometteva di alleggerire in modo significativo il carico fiscale sui lavoratori. Ma come spesso accade con le manovre finanziarie, qualche dubbio interpretativo è rimasto in sospeso.
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In particolare, ci si chiedeva se il nuovo tetto di 5mila euro fosse valido soltanto per i premi erogati in denaro o anche nel caso in cui il dipendente scegliesse di convertirli in welfare aziendale e benefit. Un’incertezza che rischiava di creare disparità di trattamento e di complicare la pianificazione della contrattazione di secondo livello. A fugare ogni perplessità è intervenuta, come spesso accade in questi casi, l’Agenzia delle Entrate. informazionefiscale +3
Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 22/E
Con la risoluzione n. 22/E del 9 giugno 2026, l’Agenzia delle Entrate ha messo nero su bianco la sua interpretazione, e la notizia è di quelle che faranno tirare un sospiro di sollievo a molti lavoratori. L’Amministrazione finanziaria ha infatti stabilito che il nuovo limite di 5mila euro si applica in tutti i casi in cui si utilizzano i premi di produttività agevolati, a prescindere dalla forma in cui vengono erogati. ilmessaggero +3
In altre parole, che il premio venga incassato in contanti o convertito in servizi di welfare come buoni pasto, rimborsi sanitari o contributi previdenziali integrativi, il tetto massimo agevolabile è sempre quello fissato dalla manovra. Un principio di unitarietà del sistema che, come sottolineato dalla stessa Agenzia, non avrebbe senso infrangere, perché applicare un limite diverso a seconda della scelta del lavoratore avrebbe creato una disparità di trattamento priva di fondamento logico. brocardi +3
I dubbi interpretativi e la ratio della norma
Il dubbio interpretativo che ha spinto l’Agenzia delle Entrate a emanare la risoluzione nasceva da un apparente scollamento tra le diverse disposizioni normative. La legge di Bilancio 2026, nell’intervenire sull’aliquota e sul limite di imponibile, aveva richiamato espressamente soltanto il comma 182 della legge di Stabilità 2016, che disciplina il regime di tassazione sostitutiva per i premi di risultato in denaro.
Non aveva invece modificato direttamente il comma 184 della stessa legge, che riguarda la facoltà del lavoratore di convertire il premio in welfare. Da qui la domanda: il nuovo limite di 5mila euro poteva essere applicato anche alla conversione? L’Agenzia delle Entrate, con un’interpretazione logico-sistematica, ha risolto la questione osservando che il comma 184, nel consentire la scelta tra premio in denaro o in natura, richiama espressamente i commi 182 e seguenti.
Pertanto, le modifiche apportate al regime principale dei premi si riflettono automaticamente anche sulla disciplina della conversione in welfare, portando il limite a 5mila euro anche per i benefit. mysolution +3
Le nuove regole per il biennio 2026-2027
Con questo chiarimento, il quadro delle agevolazioni per il biennio 2026-2027 si fa più nitido e vantaggioso. Per i premi di risultato e le somme legate alla partecipazione agli utili, i lavoratori del settore privato potranno beneficiare di un’imposta sostitutiva ridotta all’1%, con un massimale di 5mila euro lordi annui.
In alternativa, potranno scegliere di convertire tutto o parte del premio in beni e servizi di welfare aziendale, come previsto dall’articolo 51 del Tuir, godendo della totale non imponibilità fiscale e contributiva per i benefit, naturalmente nei limiti normativamente previsti. Restano naturalmente fermi tutti gli altri requisiti già noti: i premi devono essere legati a incrementi misurabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, e devono essere previsti da accordi collettivi.
Le aziende, da parte loro, potranno così applicare l’imposta sostitutiva all’1% fino a 5mila euro e offrire ai propri dipendenti piani di welfare più ampi e fiscalmente efficienti, gestendo con maggiore flessibilità la conversione dei premi grazie al nuovo massimale. ilmessaggero +3




