Perugia, il padre dello studente arrestato: “Provato dalla separazione”
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Redazione Interno
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Le indagini sul diciassettenne che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, aveva pianificato una strage in un liceo di Pescara, sono tutt’altro che concluse. Gli accertamenti proseguono da ieri anche sul nuovo telefonino e sul tablet, sequestrati al minore al momento dell’arresto avvenuto tra Abruzzo e Umbria. Andrea – questo il nome di fantasia utilizzato per proteggere l’identità del giovane – aveva davvero chiuso il capitolo della propaganda suprematista con l’indagine che lo aveva coinvolto già nel 2023, oppure ha continuato a seminare odio sui gruppi Telegram, Whatsapp e TikTok in cui istigava alla discriminazione razziale e all’odio per le donne, diffondendo persino manuali per fabbricare armi? La risposta, per gli investigatori coordinati dalla procura per i minorenni dell’Aquila, arriverà dalla nuova perizia tecnica sull’ultimo cellulare e sul nuovo tablet, trovati in suo possesso nella casa di Umbertide, dove si era trasferito da pochi mesi con la madre. L’operazione, che ha portato a perquisizioni in quattro regioni – Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana –, ha coinvolto sette minorenni indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
La doppia vita e lo sgomento degli amici
“Mi sembrava di avere conosciuto una persona e adesso scopro che in realtà è un’altra. Sono sconvolto e anche un po’ triste”. Giulio, nome di fantasia anche per lui, ha sedici anni ed è stato molto vicino ad Andrea da quando quest’ultimo è arrivato nel liceo in provincia di Perugia, lo scorso settembre. Il ragazzo, affannato dopo essere arrivato a scuola in bicicletta di buon mattino mentre gli altri studenti facevano capannello davanti all’istituto, ha raccontato di un’amicizia costruita sul volontariato e sulle attività quotidiane, lontana anni luce dal profilo emerso dalle intercettazioni. Il padre del diciassettenne, visibilmente provato, ha cercato di ridimensionare l’accaduto definendo il figlio “un ragazzino studioso e introverso” che, probabilmente, “voleva fare il bulletto con gli amici”, aggiungendo con una battuta amara che “con le mani è proprio negato”. Un ritratto, questo, che trova conferma anche nelle dichiarazioni del dirigente scolastico del Campus di Umbertide, il quale ha sottolineato come il nuovo studente non avesse mai manifestato, né negli scritti né nei comportamenti, elementi che potessero far presagire un coinvolgimento in una vicenda tanto grave.
L’anatomia dell’odio e il rischio dell’emulazione
Mentre gli inquirenti setacciano la cronologia del tablet e del nuovo smartphone per capire se il ragazzo avesse realmente interrotto i contatti con la galassia neonazista dopo il primo intervento delle forze dell’ordine, emergono i contorni di un fenomeno più ampio. Il giovane era in contatto con i vertici del gruppo Telegram denominato “Werwolf Division”, un ambiente virtuale a matrice suprematista dove si glorificavano attentatori come Brenton Tarrant e Anders Behring Breivik, descritti come modelli da emulare. La pianificazione, secondo gli inquirenti, prevedeva una strage ispirata alla tragedia della Columbine High School del 1999, un copione agghiacciante che avrebbe dovuto concludersi con il suicidio dell’aggressore. La professoressa Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale all’Università Milano-Bicocca, analizzando il caso ha parlato di ragazzi che “vogliono essere visti” mentre la società “continua a non guardarli”, sottolineando come fenomeni come la deumanizzazione, la mascolinità tossica e la solitudine si intreccino per creare terreno fertile per la violenza. L’avvocato difensore Angelo Pettinella, dal canto suo, ha cercato di gettare luce su un aspetto cruciale dell’indagine: “Bisogna capire il discrimine tra ciò che una persona vuole fare concretamente e ciò che millanta”.
Il setaccio tecnologico e le reazioni
Le verifiche si concentrano ora sul materiale elettronico sequestrato durante la perquisizione eseguita lunedì, quando il giovane è stato trasferito in un carcere minorile su ordine del Tribunale per i minorenni. Un precedente, sempre nell’ambito dello stesso filone investigativo, era già emerso in estate quando un’indagine della procura di Brescia aveva portato a una perquisizione nella sua abitazione con il sequestro del primo smartphone. La difesa attende di prendere visione degli atti per delineare una strategia, mentre i genitori del diciassettenne, descritti dal legale come “sotto choc” e nell’affanno di “un inferno”, cercano di fare i conti con l’abisso che si è aperto nella quotidianità della loro famiglia. “Sentirsi dire che tuo figlio sta preparando delle stragi ti fa cadere il mondo addosso”, ha commentato l’avvocato, riassumendo lo smarrimento di chi si scopre estraneo alla vita segreta di un proprio caro. L’udienza di convalida dell’arresto è prevista nell’arco della settimana, momento in cui si svolgerà anche l’interrogatorio di garanzia.




