Per gas ed energia in Trentino si spenderanno 86 milioni di euro in più

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La guerra in Iran, con il suo carico di devastazione e instabilità, sta producendo effetti a catena che dai mercati internazionali delle materie prime si riverberano direttamente sui bilanci regionali italiani, imponendo un aggravio di spesa non indifferente per territori che pure, come il Trentino, vantano un tessuto economico tradizionalmente solido. Secondo una elaborazione della Cgia di Mestre, che ha incrociato i dati diffusi dal Sole 24 Ore, la spesa aggiuntiva per le forniture di gas ed energia in provincia di Trento potrebbe attestarsi intorno agli 86 milioni di euro, una cifra che rappresenta una voce consistente nel panorama dei rincari provinciali, sebbene collocata in una fascia media rispetto ai picchi delle grandi metropoli. L’analisi dell’associazione artigiani, condotta a quindici giorni dall’avvio delle ostilità in Medio Oriente, restituisce un quadro che, a prima vista, potrebbe apparire persino sorprendente per la sua selettività: molte commodities, infatti, mostrano una tenuta e, in taluni casi, una flessione dei prezzi che farebbe pensare a una reazione dei mercati meno isterica rispetto a crisi precedenti.

Il paradosso delle materie prime stabili e l’impennata dei fossili

L’elemento che emerge con maggiore chiarezza dalle rilevazioni è la divaricazione tra il comparto energetico e il resto delle materie prime, un fenomeno che gli uffici studi della Cgia hanno documentato con precisione. Mentre il prezzo del nickel è sceso dell’1,9 per cento, quello del rame del 2,6, il piombo del 2,7, lo zinco del 3 e lo stagno addirittura del 7,9 per cento, i combustibili fossili hanno subito rincari che non si vedevano dai primi giorni dell’invasione russa in Ucraina. Petrolio e gas, infatti, hanno fatto segnare balzi rispettivamente del 45,8 e del 62 per cento, incrementi che testimoniano quanto la dipendenza da fonti energetiche concentrate in aree geopoliticamente instabili continui a rappresentare il vero tallone d’Achille del sistema economico nazionale. È su questa forbice che si innesta la stima di Nomisma Energia, la quale prefigura per le famiglie italiane un aggravio medio annuo di 350 euro, una proiezione che moltiplicata per il numero delle utenze domestiche porta il conto complessivo a sfiorare i 9,3 miliardi di euro sull’intero territorio nazionale.

L’impatto regionale e il peso sui bilanci locali

Se si scende nel dettaglio territoriale, emerge come il peso di questi rincari non sia distribuito in modo uniforme ma tenda a concentrarsi laddove la densità abitativa e il tessuto produttivo sono più intensi, sebbene nessuna regione, compresa la Liguria o il Trentino, possa dirsi immune. Per le famiglie liguri, la stima parla di un incremento di spesa pari a 268 milioni di euro, mentre per quelle trentine la cifra si attesta sugli 86 milioni, un importo che, se rapportato alla popolazione e al numero di imprese attive, configura comunque una stangata di proporzioni significative. La guerra in Iran, del resto, non agisce solo sul prezzo dei carburanti, che pure hanno visto la benzina aumentare dell’8,7 per cento e il diesel del 18,2 per cento nelle prime settimane di marzo, ma determina un effetto moltiplicatore lungo l’intera catena logistica, incidendo sul costo dei trasporti e, di riflesso, sul prezzo finale di una miriade di beni di consumo che arrivano sugli scaffali. Le difficoltà nella distribuzione dei prodotti, infatti, non si fermano al solo comparto energetico ma si propagano a tutti i settori che di quell’energia necessitano per funzionare, generando una pressione inflazionistica che la Cgil di Ticino Olona, in un suo recente allarme, ha ricondotto alla crepa che rischia di allargarsi tra costi in salita e salari che restano drammaticamente indietro.

Le ragioni di una vulnerabilità annunciata

Questa particolare esposizione dell’Italia agli shock energetici, peraltro, non rappresenta una novità né una fatalità ineluttabile, ma piuttosto il portato di scelte di politica industriale ed energetica che si sono succedute senza una reale discontinuità nell’arco di tre decenni. L’assenza di un piano energetico nazionale capace di garantire autonomia, sicurezza e prezzi sostenibili ha reso il paese strutturalmente più vulnerabile delle altre nazioni industrializzate, come emerge dalle analisi che in queste settimane si stanno moltiplicando. Il conflitto in Iran, in questo senso, non fa che evidenziare e amplificare criticità preesistenti, trasformando una crisi geopolitica lontana in un problema quotidiano per milioni di famiglie e imprese che si trovano a dover fare i conti con bollette più salate e con un potere d’acquisto che, inevitabilmente, ne risulta compresso.

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