Ebola, il direttore dell’Oms Tedros sbarca a Bunia per fronteggiare l’epidemia nell’est del Congo
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Redazione Salute
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L’aeroporto di Bunia, nel cuore della provincia orientale dell’Ituri, ha visto atterrare nelle scorse ore il velivolo che trasportava il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
La sua discesa sulla pista, avvenuta in quella che ormai è una vera e propria zona di guerra sanitaria, segna l’inizio di una missione ad altissimo rischio: capire perché il sistema di risposta, nonostante i proclami, sembra arrancare miseramente di fronte alla diciassettesima epidemia di Ebola che colpisce la Repubblica Democratica del Congo. cdt +3
L’arrivo del massimo funzionario dell’agenzia internazionale coincide con un momento particolare della gestione del focolaio, dichiarato ufficialmente il 15 maggio scorso su un territorio vasto e tormentato da conflitti endemici. dire +3
La situazione allarmante nell’Ituri e il campanello d'allarme di Msf
Il capo dell’Oms, che già in passato aveva guidato la risposta globale durante altre emergenze simili, è stato accolto dalle autorità locali in un clima di crescente preoccupazione.
Le valutazioni diffuse alla vigilia della sua partenza da Kinshasa, dove aveva incontrato il primo ministro, dipingono un quadro epidemiologico tutt’altro che rassicurante: la trasmissione del virus, causato dalla rara variante Bundibugyo, sembra correre più veloce delle contromisure messe in campo. virgilio +3
In particolare, il vicedirettore delle operazioni di Medici Senza Frontiere, reduce da una ricognizione proprio nelle aree più colpite, aveva lanciato un avvertimento secco, spiegando che la macchina degli aiuti umanitari non tiene il passo con la diffusione del contagio.
Una considerazione, quest’ultima, che lo stesso Ghebreyesus ha sostanzialmente fatto propria, definendo la situazione “profondamente allarmante” per chi vive nelle zone rosse e per chi, come gli infermieri e i medici congolesi, si trova in prima linea senza tregua. dire +3
L’appello all’appropriazione della risposta e le criticità sul campo
A Bunia, capitale dell’Ituri diventata ormai l’epicentro della crisi, il direttore generale ha incontrato la stampa locale per ribadire un concetto che, a suo dire, rischia di essere trascurato dall’approccio puramente tecnocratico.
Se è vero, ha spiegato, che la solidarietà internazionale è indispensabile per sostenere il governo congolese, è altrettanto vero che il successo finale dipende da un fattore umano specifico: il coinvolgimento attivo delle popolazioni residenti. dire +3
Non si tratta, nelle sue parole, di una semplice formalità, ma di una lezione appresa a caro prezzo nel corso degli anni, specialmente durante le epidemie che avevano flagellato il Nord Kivu. Senza la fiducia e la collaborazione di chi vive nei villaggi isolati o nei campi profughi, ogni sforzo logistico rischia di rivelarsi vano. healthdesk +3
La sua agenda, nelle prossime ore, prevede una serie di incontri con i leader religiosi, le associazioni femminili e i giovani del posto, cercando di raccogliere le preclusioni e le proposte direttamente sul terreno, laddove l’accesso ai pazienti è spesso ostacolato dalla presenza di milizie armate. repubblica +3
Le sfide sanitarie e la risposta internazionale
Ad aggravare il quadro c’è una sfida biologica di non poco conto. A differenza dei precedenti focolai causati dal ceppo Zaire, per il quale esiste un vaccino consolidato, la variante Bundibugyo non dispone ancora di un’arma specifica autorizzata su larga scala.
Le autorità sanitarie, pur sottolineando che una diagnosi precoce accompagnata da cure di supporto possa comunque salvare delle vite, si trovano così a dover combattere un nemico per il quale le profilassi standard restano inefficaci. rainews +3
Nonostante ciò, l’Organizzazione mondiale della sanità sta spingendo per l’avvio di trial clinici e studia la logistica necessaria a potenziare i laboratori locali. Il virus, nel frattempo, ha già varcato i confini nazionali, facendo registrare casi confermati anche nella vicina Uganda, un’eventualità che aveva spinto l’agenzia dell’Onu ad attivare l’allerta sanitaria internazionale già nelle settimane precedenti. dire +3
La visita di Ghebreyesus, insomma, non è solo un gesto di solidarietà, ma un tentativo estremo di cambiare marcia prima che il bilancio delle vittime, già pesantissimo, diventi irreversibile. healthdesk +3




