Latitante dei Mazzarella arrestato in Costiera, il sindaco: “La nostra comunità è sana”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fuga di Roberto Mazzarella, esponente di vertice dell’omonimo clan camorristico e da circa un anno inserito dal ministero dell’Interno nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità, si è conclusa nella notte in Costiera Amalfitana, lontano dal cemento di Napoli Est. È stato un resort di lusso a Vietri sul Mare, scelto per trascorrere le festività pasquali insieme alla moglie e ai figli, a trasformarsi improvvisamente nella trappola progettata dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Napoli. L’operazione, coordinata dalla Dda partenopea, ha permesso di rintracciare il quarantottenne (alcune fonti ne indicano invece quarantasei) grazie a un minuzioso lavoro di analisi, che non ha riguardato soltanto i movimenti economici dei suoi familiari ma anche – particolare tutt’altro che secondario – la sua impronta digitale lasciata sui social network. Proprio quella presenza, sebbene gestita con cautela, ha fornito agli inquirenti gli indizi necessari per chiudere il cerchio attorno a un latitante che era riuscito a sfuggire a un blitz nel gennaio del 2025.

Il messaggio del primo cittadino dopo il blitz

Sull’irruzione dei carabinieri all’interno della villa affacciata sul mare, un’operazione che ha restituito alla giustizia uno dei nomi più rilevanti della camorra dell’area orientale di Napoli, è intervenuto il sindaco Giovanni De Simone. Il primo cittadino, nel prendere atto di quanto accaduto, ha voluto sottolineare un aspetto che gli sta particolarmente a cuore: “La nostra comunità è sana”, ha dichiarato, cercando di tracciare un netto confine tra il territorio che amministra e la presenza occasionale del boss. Una precisazione, la sua, che arriva a ridosso di un evento mediatico destinato a proiettare la Costiera Amalfitana – e Vietri sul Mare in particolare – su pagine di cronaca nazionale molto diverse da quelle, solitamente patinate, legate al turismo d’élite.

Un anno di ricerche e il ruolo decisivo delle tracce digitali

La cattura di Roberto Mazzarella non è stata quindi una casualità, bensì l’esito di un lavoro investigativo durato mesi, durante i quali gli uomini dell’Arma hanno incrociato flussi finanziari, abitudini familiari e, appunto, quelle impronte virtuali che spesso si rivelano fatali anche per chi cerca di vivere nascosto. Lui, che era considerato un reggente del clan di camorra dei Mazzarella, si era allontanato dalle sue roccaforti nel Napoletano per trovare rifugio in un contesto apparentemente più sicuro: una località turistica, lontana dai rioni controllati dalla sua organizzazione, dove la presenza di un uomo con un passato simile poteva passare più facilmente inosservata. Non è bastato, però, a eludere le maglie di un’indagine che ha ricostruito i suoi spostamenti passo dopo passo.

L’arresto e la reazione istituzionale

Il momento dell’arresto, avvenuto durante la notte mentre il nucleo familiare del latitante si trovava nella struttura ricettizia, è stato condotto senza che si rendessero necessari particolari scontri: l’effetto sorpresa, unito alla pianificazione dei militari, ha avuto la meglio sulla pur probabile diffidenza del boss. Dopo la convalida dell’operazione da parte della magistratura, è arrivata anche una dichiarazione pubblica della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha rivendicato l’ennesimo “successo per lo Stato e per le Forze dell’Ordine”. Un commento, il suo, che si inserisce nella cornice più ampia della lotta alla criminalità organizzata, senza però aggiungere particolari ulteriori sull’inchiesta in corso o sulle eventuali responsabilità dei familiari di Mazzarella, la cui posizione – al momento – non è stata resa nota.

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