Sinner a Madrid: “Un’opportunità per adattarmi”, e intanto il sorteggio regala un qualificato francese
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Redazione Sport
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Alla vigilia del Masters 1000 di Madrid, Jannik Sinner ha scelto le parole con la consapevolezza di chi, da numero uno del mondo, non deve più dimostrare nulla a nessuno. “Madrid è un’opportunità”, ha dichiarato ai microfoni di Sky Sport, e in questa affermazione – apparentemente misurata – si legge l’approccio pragmatico di un giocatore che ha già vinto tanto ma cerca ancora dettagli, sfumature, piccoli margini di miglioramento. Il forfait di Carlos Alcaraz, ha tenuto a precisare l’azzurro, non ha influito minimamente sulla sua decisione di essere presente nella capitale spagnola: “Giocare qui è un’opportunità per capire meglio come adattarmi a queste condizioni”. Una frase, quest’ultima, che pesa come un macigno nel circuito, perché arriva da chi la terra battuta l’ha spesso affrontata con rispetto ma senza mai sentirla del tutto familiare.
Sinner non si nasconde dietro al calendario, né cerca alibi nella lunga tirata degli ultimi tre tornei. “So cosa ho fatto – ha aggiunto – è stata una lunga tirata, ma fisicamente mi sento abbastanza bene. Un po’ di stanchezza c’è ed è normale”. Un’ammissione onesta, quasi da operaio del tennis, lontana dai proclami retorici di chi deve vendere una condizione perfetta a tutti i costi. E proprio sulla gestione delle critiche – quelle che in Italia non mancano mai, anche quando si è al vertice – il giovane altoatesino ha mostrato la sua consueta corazza mentale: “Sono bravo a non ascoltare nessuno, solo io so quanto lavoro c’è dietro”. Per lui, aggiungono gli osservatori, questa terra sembrerà quasi cemento: un paradosso solo apparente, visto che il suo gioco piatto e potente necessita di un adattamento radicale alla superficie lenta.
Un tabellone che parla francese per il secondo turno
Mentre Sinner rifiniva gli ultimi colpi sui campi di Madrid, intanto il sorteggio del tabellone principale – al termine delle qualificazioni – ha consegnato una certezza: il suo avversario al secondo turno sarà francese. Si tratterà di uno tra Benjamin Bonzi e Titouan Droguet, due transalpini che non si sono mai incrociati sul circuito maggiore e che proprio nel primo turno si giocheranno l’opportunità di sfidare il numero uno al mondo. Bonzi, destrorso con rovescio a due mani, attualmente naviga ai margini della top 100: nell’aggiornamento di lunedì scorso occupa la posizione numero 104. Un curriculum, il suo, che nei precedenti con Sinner parla chiaro: tre incontri, tre vittorie per l’italiano, tutte senza particolari patemi. Droguet, invece, rappresenta l’incognita assoluta, non avendo mai incrociato la racchetta di Sinner in carriera.
L’assenza di Alcaraz e la sfida con la storia del torneo
Madrid, va ricordato, è l’unico Masters 1000 in cui Jannik Sinner non ha mai raggiunto la semifinale. Un’anomalia statistica che, in questo 2025, il numero uno al mondo ha l’occasione di cancellare. L’assenza del campione di casa Alcaraz – che pure avrebbe rappresentato un ostacolo temibile – non viene però vissuta dall’azzurro come un’agevolazione, bensì come una variabile neutra del tabellone. In un contesto dove il calcio italiano, a proposito di sport e di spettacolo, sta offrendo match di chiusura di stagione di basso livello – spesso giocati per non prenderle o per preservare lo status quo – il tennis propone un’altra narrazione. Qui il pareggio non esiste, e l’Italia, da poche settimane, è tornata al primo posto del mondo nel ranking a squadre. Un primato che Sinner, con la sua semplice presenza a Madrid, contribuisce a difendere.
Il conto alla rovescia e il senso di un’opportunità
Da martedì 21 aprile, dunque, c’è una certezza assoluta: il primo match di Sinner nella capitale spagnola sarà contro un qualificato francese. E mentre Bonzi e Droguet si preparano a contendersi sul campo quella chance – il primo forte dell’esperienza, il secondo dell’imprevedibilità – l’altoatesino osserva da lontano, concentrato su quel “capire meglio come adattarmi” che ha trasformato un semplice torneo in un laboratorio a cielo aperto. Perché a certi livelli, lo si capisce ascoltando le sue parole, ogni partita è un’occasione per riscrivere i propri limiti. Anche quando la stanchezza si fa sentire, ed è normale che sia così.




