State of Decay 3 ammette l’inganno del trailer del 2020: “Il gioco non esisteva, era solo un documento Word”
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Era il lontano 2020 quando, nel tripudio mediatico che accompagnava il lancio delle nuove console Xbox, Microsoft mostrava ai propri fan un teaser trailer di “State of Decay 3” dalle atmosfere cupe e invernali. La computer grafica era suggestiva, quasi cinematografica, e la ciliegina sulla torta – o l’elemento di rottura, a seconda dei punti di vista – era rappresentata da un cervo in avanzato stato di decomposizione ma ancora in movimento, una sorta di zombie animale che prometteva di rivoluzionare il genere survival. Peccato, rivela oggi il numero uno dello sviluppo, che quella roba lì, semplicemente, non esisteva. O meglio, esisteva solo sulla carta, o per essere più precisi all’interno di un file di testo.
Dopo quasi sei anni di attesa, un silenzio tombale rotto solo da sporadici aggiornamenti e una crescente preoccupazione per le sorti del progetto (acuita dalla scia di licenziamenti che ha colpito il settore gaming), Undead Labs ha finalmente rotto gli indugi. Da un lato, apre ufficialmente le iscrizioni per il primo programma di alpha test, previsto per il prossimo maggio. Dall’altro, lo studio capitanato da Philip Holt ha voluto chiarire una volta per tutte l’inghippo comunicativo del passato, un inganno che definire “doloso” sarebbe forse eccessivo ma che certamente rasenta la mala fede promozionale.
Un trailer di sola “concept art” per un gioco che non c’era
“State of Decay 3, al tempo del trailer, era un documento Word”, ha dichiarato recentemente il capo dello studio, confermando i sospetti che molti giocatori avevano avanzato in questi anni. Quel video, realizzato in collaborazione con lo studio di effetti visivi Blur, era interamente pre-renderizzato: in pratica, una piccola produzione cinematografica a sé stante, realizzata quando il team di sviluppo vero e proprio era composto da appena quattro o cinque persone. Non c’era alcun codice funzionante, nessuna meccanica di gioco testata, nessun open world esplorabile.
Holt spiega che il filmato rappresentava solo un’idea, un “concetto” di ciò che sarebbe potuto essere bello esplorare. Se da un lato questa pratica – annunciare un Titolo in una fase embrionale per attrarre talenti o mantenere alta l’attenzione degli investitori – è piuttosto comune nel settore, dall’altro la discrepanza tra la forma (quasi cinematografica) del trailer e la sostanza (un foglio di testo) è rimasta a lungo difficile da digerire per i fan. Tanto che, con il passare degli anni e l’assenza di gameplay, molti avevano temuto che il titolo fosse finito nel cosiddetto “sviluppo infernale”, se non addirittura cancellato.
L’alpha di maggio: co-op e gestione della base sotto esame
Tuttavia, come a voler riscattare quell’approccio poco ortodosso, lo studio ha annunciato che i test si svolgeranno a partire da maggio 2026, coinvolgendo un numero limitato di giocatori selezionati tramite una procedura di iscrizione che prevede anche la compilazione di un questionario. Non c’è alcuna garanzia di partecipazione per chi si iscrive, ma Undead Labs assicura che chi non verrà scelto per questo primo giro rimarrà in lista per le future tornate di test, previste nel corso dell’anno.
Cosa potranno vedere i prescelti? Finalmente, sostanza. L’alpha test metterà sotto stress due pilastri fondamentali del gameplay: la cooperativa in quattro giocatori, descritta non più come un’aggiunta marginale ma come il “nocciolo strutturale” del design, e la gestione avanzata della base. Se in “State of Decay 2” la pianificazione delle risorse era importante, nel terzo capitolo sembra diventare una priorità strategica, con strutture più complesse e la necessità di difendersi attivamente da nuove minacce. Si parla anche di un netto miglioramento della fluidità dei combattimenti e dell’introduzione di un’architettura server-side, che dovrebbe risolvere i vecchi problemi di connessione peer-to-peer che affliggevano il predecessore.
Un 2026 di riscatto tra nuovi dettagli e assenze confermate
Rassicurazioni arrivano anche sullo stato di salute del gioco. Nonostante il lungo silenzio e i tagli in casa Xbox, lo sviluppo è proseguito. Anzi, parte del team ha continuato a supportare “State of Decay 2” fino al 2025, accumulando dati preziosi su ciò che i giocatori gradiscono (o detestano), mentre un nucleo più ristretto gettava le basi per il nuovo titolo. Questa volta, insomma, la casa editrice non vuole sbagliare.
Tuttavia, chi sperava di vedere all’opera quella famosa cerva zombie nel prodotto finito dovrà ricredersi. Lo stesso Holt ha ufficialmente escluso la presenza di “animali non morti” nella versione finale. Alcune suggestioni visive del primo video rimarranno, magari nell’atmosfera o in certi elementi narrativi, ma quella specifica creatura era solo un abbellimento concettuale, un miraggio per attirare l’attenzione. Mentre i server si preparano ad accogliere i primi tester, l’industria osserva: dopo quasi sei anni di attesa, “State of Decay 3” smette finalmente di essere una promessa su un foglio di carta per diventare pixel e codice, nella speranza che la sostanza sia all’altezza della lunga attesa.




