Springsteen a Che tempo che fa: la musica, il film e i dubbi sull'America di Trump

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Icona del rock e narratore di un'America lontana dai riflettori, Bruce Springsteen, che divide la sua vita tra i palchi stracolmi di tutto il mondo e la tenuta di campagna a Colts Neck, nel New Jersey, è apparso in collegamento nella puntata di domenica 19 ottobre di Che tempo che fa, il programma condotto da Fabio Fazio. Al suo fianco, in uno dei rari duetti televisivi, c'era Jeremy Allen White, il volto di Hollywood a cui è affidata l'interpretazione del Boss nel primo film autorizzato sulla sua vita, intitolato Springsteen: Liberami dal Nulla, la cui uscita è prevista per il 23 ottobre. L'incontro, che ha ripercorso le tappe fondamentali di un biennio cruciale, tra il 1981 e il 1983, culminato nella creazione dell'album Nebraska, si è trasformato in una riflessione profonda e necessaria sul presente degli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump.

L'album "casalingo" e il ritratto di un'epoca

Il fulcro della conversazione, arricchita dai contributi di entrambi gli ospiti, si è incentrato su quel periodo creativo intenso e solitario che portò alla realizzazione di *Nebraska*, un lavoro spesso definito "casalingo" per le sue origini registrate in modo rudimentale. Quel nastro, che catturava l'essenza di storie di provincia e di un malessere sociale strisciante, rappresenta ancora oggi una delle opere più intime e potenti del cantautore, la cui genesi viene ora riproposta sullo schermo. Jeremy Allen White, nel ricostruire le atmosfere di quegli anni, ha sottolineato la responsabilità di interpretare non solo un musicista, ma un simbolo, un narratore la cui voce ha dato forma alle ansie e alle speranze di una generazione.

Le preoccupazioni per la direzione del paese

È proprio da quella posizione di osservatore privilegiato dell'anima americana che Springsteen ha espresso le sue perplessità riguardo all'attuale clima politico. "È un momento in cui non si può non avere dubbi", ha affermato il Boss, parlando dell'era Trump e aggiungendo, con una nota di cauta preoccupazione, di non sapere "dove stiamo andando". Pur riconoscendo la gravità del momento, ha tuttavia richiamato alla memoria la resilienza delle istituzioni democratiche del paese, ricordando come gli Stati Uniti, nonostante tutto, "non abbiamo mai avuto una storia di autocrazia". Una presa di posizione che va oltre il semplice commento e che si radica in una convinzione personale profonda.

L'impegno personale e il ruolo di padre

La prospettiva familiare, spesso centrale nella sua poetica, è emersa con forza come motore del suo impegno civile. "Visto che ho dei figli", ha spiegato Springsteen, "credo che la situazione cambi e cercherò di fare del mio meglio, con la mia piccola influenza, di far sì che le cose cambino". Queste parole, che rivelano un senso di responsabilità che travalica la sfera artistica per abbracciare quella privata e genitoriale, delineano un uomo determinato a non essere un semplice spettatore. Il suo messaggio, consegnato al pubblico del programma, si fonde con la narrazione del film, creando un ponte ideale tra le inquietudini del passato e le sfide del presente, senza la pretesa di offrire soluzioni facili ma con la ferma intenzione di contribuire, per quanto gli è possibile, a un cambiamento.

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