Volkswagen, il piano choc sui tagli: quattro stabilimenti tedeschi verso la chiusura tra il 2031 e il 2034
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Redazione Economia
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La crisi che attraversa il settore automobilistico globale si sta facendo sentire con prepotenza anche nei quartieri generali del colosso di Wolfsburg, dove il management sta mettendo a punto una manovra di ristrutturazione che promette di essere una delle più dolorose degli ultimi decenni. Il Gruppo Volkswagen, infatti, si appresta a varare un piano che potrebbe portare allo stop definitivo della produzione in quattro stabilimenti situati in Germania, con una tempistica che si snoda lungo un arco di tempo compreso tra il 2031 e il 2034.
La notizia, diffusa dall'agenzia Reuters che cita la testata economica tedesca WirtschaftsWoche, getta un'ombra lunga non solo sui circa 25.000 dipendenti direttamente coinvolti, ma sull'intera filiera europea dell'auto, in particolare su quel tessuto di piccole e medie imprese italiane che da anni rappresentano un anello fondamentale della catena di fornitura.
Le fabbriche nel mirino e le tempistiche del piano
Secondo le indiscrezioni raccolte dal settimanale economico tedesco, il consiglio di amministrazione di Volkswagen sarebbe pronto a sottoporre al vaglio del consiglio di sorveglianza un documento dall'eloquente titolo "Bericht zum Konzeptbeschluss Aufsichtsrat", all'interno del quale sarebbero delineati i contorni di questa radicale riorganizzazione produttiva.
Le ipotesi attualmente sul tavolo prevedono una tabella di marcia precisa: lo stabilimento di Emden e quello di Zwickau potrebbero vedere cessare la propria attività produttiva già a partire dal 2031, mentre per l'impianto di Hannover il termine ultimo sarebbe fissato al 2032. Più distanziata nel tempo, invece, la data che riguarderebbe lo storico stabilimento Audi di Neckarsulm, il cui stop alla produzione sarebbe previsto per il 2034.
Si tratta, in tutti i casi, di siti produttivi di enorme rilevanza strategica, la cui eventuale dismissione segnerebbe una svolta epocale per la presenza industriale del gruppo in Germania.
Le ragioni economiche dietro la scelta di Volkswagen
A spingere l'azienda verso questa drastica decisione sarebbe un quadro economico-finanziario che i vertici stessi hanno definito di estrema criticità, tale da richiedere interventi strutturali immediati per scongiurare il rischio di un declino irreversibile. Il CEO Oliver Blume, nel delineare lo scenario attuale, ha recentemente sottolineato come, nonostante nell'ultimo anno si sia registrata una riduzione dei costi di fabbrica in Germania pari a circa il 20%, la situazione rimanga comunque allarmante.
La causa principale di questa persistente difficoltà risiederebbe in un differenziale di competitività ormai insostenibile: il costo del lavoro negli stabilimenti tedeschi sarebbe infatti doppio rispetto a quello di altri impianti europei, mentre le spese generali di gestione supererebbero del 30% quelle sostenute dalla concorrenza.
Questi numeri, messi nero su bianco, fotografano un divario che, a detta del management, non può più essere colmato con interventi marginali, ma impone una revisione profonda dell'assetto produttivo complessivo, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità produttiva mondiale del gruppo dagli attuali 12 milioni a circa 9 milioni di auto l'anno.
Le ripercussioni sull'indotto italiano e veneto
L'eco di queste decisioni che verranno, inevitabilmente, oltrepasserà i confini della Germania per riverberarsi con altrettanta forza anche in Italia, in particolare in quelle regioni del Nord-Est dove l'indotto dell'automotive rappresenta un pilastro portante del sistema produttivo locale.
Basti pensare all'area che gravita attorno alle province di Treviso, Padova e Vicenza, dove migliaia di piccole e medie aziende, spesso a conduzione familiare, hanno costruito la loro fortuna negli anni, specializzandosi nella fornitura di componenti e semilavorati per i grandi costruttori europei, Volkswagen in testa.
L'eventuale chiusura degli stabilimenti tedeschi, e la conseguente contrazione della produzione, si tradurrebbe per questi fornitori in una drastica riduzione degli ordini e in una pressione al ribasso sui prezzi, mettendo a rischio la sopravvivenza di un tessuto imprenditoriale che conta circa 11.000 realtà operative. Una decisione presa a migliaia di chilometri di distanza, nei palazzi del potere di Wolfsburg, potrebbe quindi innescare un effetto domino capace di minare la stabilità economica di interi distretti industriali veneti.
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