Mare Fuori 6, Cartisia Somma: «Sharon sa di sbagliare, ma per lei è l’unica via»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   ROMA – C’è una ragazza che arriva all’IPM con le sue sorelle al seguito, portandosi addosso un peso che non ha l’età per portare. Il suo nome è Sharon, e a interpretarla – tra i nuovi volti della sesta stagione di “Mare Fuori” – è Cartisia Somma, attrice romana classe 2005 che in queste puntate, disponibili prima su RaiPlay e ora in prima serata su Rai 2, racconta il lato più duro e ambiguo del bisogno di riscatto. Giovedì 29 aprile, infatti, dopo un'attesa fatta di rinvii e di crescente curiosità da parte del pubblico, la serie coprodotta da Rai Fiction e Picomedia ha fatto ufficialmente il suo debutto televisivo, conquistando – nonostante la concorrenza agguerrita di “Battiti Live” e “Siamo Danza” – uno share del 4,9% e circa 737mila spettatori. Dati che, per una produzione progettata per parlare ai giovanissimi tanto in tv quanto sul digitale, rappresentano il consolidamento di un fenomeno ormai annunciato.

L’attrice, la famiglia d’arte e il personaggio feroce che nessuno si aspetta

Figlia di Sebastiano Somma e Morgana Forcella, Cartisia Somma si inserisce perfettamente in quel meccanismo di rinnovamento che la serie – giunta alla sua sesta annata – mette in scena per rimanere ancorata al proprio pubblico, senza però rinunciare a quell’intensità drammatica che ne ha fatto un caso di scuola. La sua Sharon, insieme a Marika (Carlotta Pinto) e Annarella (Greta De Rosa), non è la solita detenuta vittima delle circostanze: lei ha scelto, e la sua scelta – come rivela la stessa attrice – è dettata da una consapevolezza quasi dolorosa. «Sa che sbaglia», confessa la Somma a proposito del suo alter ego televisivo, «ma pensa sia l’unica strada possibile». Una frase che racchiude l’intero paradosso del personaggio: una vita fatta di sacrifici, di responsabilità pesanti come macigni e di un’ambizione che diventa una gabbia. Sharon viene da umili origini, da quel banco del pesce che sente come una condanna, e la sua sete di potere diventa così una sorta di autodifesa. Un meccanismo narrativo, questo, che “Mare Fuori” conosce bene: raccontare il male, ma anche il perché lo si abbraccia, senza mai banalizzare la scelta criminale.

Dal digitale alla tv generalista, la strategia che premia il linguaggio giovanile

La macchina produttiva e distributiva di “Mare Fuori” – in cui la regia è firmata da Beniamino Catena e Francesca Amitrano – funziona ormai da manuale. I dodici episodi della nuova stagione, infatti, sono stati resi disponibili in anteprima sulla piattaforma RaiPlay già dallo scorso 4 marzo, un’operazione che permette alla serie di costruire un passaparola digitale prima ancora di approdare nella cosiddetta “tv lineare”. E quando poi il prodotto arriva in prima serata, l’appuntamento si trasforma quasi in un rito collettivo, sebbene i numeri di share (quello 4,9% raccolto all’esordio su Rai 2) raccontino di una trasmissione che dialoga più con le nicchie痴 appassionate che con il grande pubblico generalista. La vera forza, del resto, resta la capacità di ibridare i linguaggi: si passa dal piccolo schermo allo smartphone, dai talk show alle clip virali, mantenendo intatto il filo rosso di una scrittura che non ha paura di sporcarsi con gli stereotipi adolescenziali, pur trasformandoli in archetipi contemporanei. Come accaduto per le sorelle Di Meo o per la tormentata Rosa Ricci, anche l’arrivo di Sharon – unito a quello di Stella, interpretata da Virginia Bocelli – serve a rimpiazzare l’uscita di scena di alcuni personaggi storici, iniettando nuovo sangue in un ecosistema narrativo che altrimenti rischierebbe l’usura.

La storia dentro l’istituto: il bilico tra bisogno e scelta

Quel che colpisce, nell’interpretazione della Somma, è la gestione costante di un equilibrio instabile. Sharon non è ingenua: sa perfettamente che le sue azioni avranno conseguenze, eppure le persegue con una determinazione che rasenta la disperazione. All’interno dell’IPM di Napoli, dove la fiction ambienta le proprie vicende, la ragazza cerca di rendersi utile per scalare posizioni, sfruttando le alleanze come unica rete di salvezza possibile. «È in bilico tra bisogno e scelta», sottolinea l’attrice, e in questo senso il suo personaggio diventa specchio di quella fase della vita in cui il confine tra ciò che si desidera e ciò che si subisce è labile e spesso invisibile. Per chi fosse all’estero e volesse seguire gli sviluppi di questa guerriglia emotiva, la soluzione tecnica è piuttosto chiara: basta affidarsi a una VPN – selezionando un server italiano – per accedere al catalogo integrale di RaiPlay, dove le puntate sono custodite senza limiti geografici. Una procedura, quest’ultima, che ormai fa parte del rituale di consumo per i tanti fan sparsi in Europa e oltre, testimoniando come il prodotto audiovisivo italiano riesca a valicare i confini nazionali proprio grazie a quella materia prima di cui è fatto: storie di rabbia, riscatto e fragilità.

Il cast si allarga e la scrittura si fa corale

Intorno a Sharon, a completare il mosaico della sesta stagione, troviamo volti noti come Maria Esposito (Rosa Ricci) e Carmine Recano (O’ Comandante), affiancati da nuove leve come la stessa Virginia Bocelli e l’attrice Carlotta Pinto. L’idea originale, firmata da Cristiana Farina insieme a Maurizio Careddu, resta quella di un racconto corale dove nessuno è solo buono o solo cattivo. La regia di Catena e Amitrano, poi, costruisce le inquadrature con un ritmo serrato, spesso claustrofobico, che non concede tregua allo spettatore. Ci si muove tra le celle e i corridoi dell’IPM, tra un gesto d’amore malato e una pallottola che cambia il destino di un personaggio, ma sempre mantenendo lo sguardo basso, vicino ai volti, quasi in un documentario sulla sopravvivenza. Sharon, con la sua «ambizione feroce» e la sua consapevolezza di sbagliare, rappresenta forse la cifra più alta di questa poetica: quella di chi non cerca scuse, ma solo una via d’uscita, anche se quella via è disseminata di errori.

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