La lunga attesa per una svolta meteo: l’anticiclone non molla la presa e tiene l’Italia sotto una campana di polvere sahariana
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Redazione Interno
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Non è un inizio di marzo qualunque, quello che stiamo vivendo, e il merito — o la colpa, a seconda dei punti di vista e delle latitudini — è di un anticiclone che sembra aver messo radici profonde nel cuore del Mediterraneo. Si tratta di una struttura possente, un vero e proprio muro che da giorni si frappone tra l’Italia e le perturbazioni atlantiche, ma anche tra noi e quelle correnti fredde che, in questo periodo dell’anno, potrebbero ancora riservare qualche sorpresa invernale. Le mappe dei modelli fisico-matematici, in particolare quelle del GFS, non lasciano molto spazio all’interpretazione: fino a domenica 15 marzo, l’alta pressione resterà l’indiscusso dominus della scena, regalando stabilità ma anche, come spesso accade in questi casi, qualche effetto collaterale non proprio piacevole. Se da un lato, infatti, il sole splende generoso su molte regioni, specialmente quelle tirreniche dove si registrano temperature massime che toccano e superano i venti gradi, dall’altro vaste aree del Paese, in particolare la Pianura Padana, combattono con nebbie persistenti e nubi basse che non si diradano per l’intera giornata. Un quadro che i meteorologi definiscono tipico di un inverno “senza storia”, dove l’assenza di perturbazioni si traduce in un ristagno dell’aria e, purtroppo, degli inquinanti.
E se la scarsa ventilazione e le foschie rappresentano un fenomeno noto agli abitanti della Val Padana, ciò che sta catturando l’attenzione in queste ore è un altro effetto collaterale di questa configurazione atmosferica: il trasporto di polvere sahariana. Alimentato da imponenti flussi meridionali, un vero e proprio fiume di sabbia proveniente dal deserto del Nordafrica sta risalendo l’intera Penisola, tingendo i cieli di una tinta giallastra e lattiginosa che, in alcune zone come la Sicilia e la Sardegna, diventa particolarmente evidente. Un fenomeno, questo, che non solo offusca la luminosità del sole, ma che potrebbe avere ripercussioni sulla qualità dell’aria, aumentando la concentrazione di polveri sottili nei centri urbani. Osservando le previsioni, si ha la sensazione di un Paese spaccato in due: da un lato le aree che godono di un tepore primaverile da record, con città come Firenze e Roma che si apprestano a infrangere record di caldo giornalieri risalenti agli anni Novanta; dall’altro, le zone coperte da un cielo opaco e da un’atmosfera umida che poco ha a che vedere con l’idea classica della primavera.
L’incognita del medio termine e il possibile sblocco dopo il 15 marzo
Se la prima metà del mese sembra ormai scritta sotto la voce “stabilità”, le proiezioni dei modelli cominciano ad articolarsi in scenari più complessi man mano che si sposta lo sguardo verso la seconda decade. Le emissioni dei centri di calcolo internazionali, in questa fase, mostrano divergenze significative, e il diavolo si annida nei dettagli. L’elemento più dibattuto riguarda la possibilità che tra il 9 e il 15 marzo una massa d’aria gelida di origine siberiana possa scivolare verso sud-ovest, andando a colpire duramente l’area compresa tra l’Egeo e la Turchia. Per l’Italia, al momento, si tratterebbe di osservare da lontano, con le correnti fredde che lambirebbero solamente i nostri confini orientali, senza riuscire a penetrare la cappa anticiclonica. Tuttavia, gli ensemble, quegli strumenti che elaborano decine di scenari possibili, non escludono del tutto una maggiore interazione con il bacino centrale del Mediterraneo, il che aprirebbe la porta a un cambiamento più deciso.
L’ipotesi che prende quota, e sulla quale concordano molti meteorologi, è quella di una svolta che potrebbe concretizzarsi proprio dopo il fatidico 15 marzo. Si parla di un possibile indebolimento dell’alta pressione, che, se confermato, consentirebbe l’ingresso di perturbazioni atlantiche o, in alternativa, la discesa di aria più fredda dai Balcani. In questo momento, però, sarebbe quantomeno azzardato parlare di una nuova ondata di freddo. Le proiezioni a lungo termine dell’ECMWF, il centro europeo per le previsioni, suggeriscono piuttosto un mese di marzo che potremmo definire “bifronte”: ampiamente soleggiato e mite, con temperature costantemente sopra la media, per i primi quindici giorni; caratterizzato da un incremento delle precipitazioni, foriere di un clima più instabile, nella seconda metà. Un cambio di passo, qualora dovesse verificarsi, che interromperebbe questa lunga parentesi di stabilità e riporterebbe un po’ di dinamicità sul nostro territorio, anche se per assistere a un ritorno di scenari prettamente invernali — con neve a bassa quota e gelo — la strada sembra in salita.




