La pole di Gasly a Monza, l'Alpine sorprende tutti e il francese di Milano si prende la scena

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pole position del Gran Premio d'Italia, ottenuta da Pierre Gasly, rappresenta forse uno dei colpi di scena più significativi dell'intera stagione di Formula 1, almeno per quanto riguarda le qualifiche.

Nel paddock del tempio della velocità, alla vigilia delle prove cronometrate, il sentiment generale era piuttosto orientato verso i nomi più illustri e le squadre tradizionalmente in lotta per le primissime posizioni; si parlava insistentemente della Ferrari, chiamata a riscattarsi sul proprio circuito di casa, della Mercedes, sempre temibile sul dritto, e dei giovani alfieri della McLaren come Lando Norris, senza dimenticare il talento di George Russell.

E invece, a sconvolgere i pronostici e a prendersi la scena, è stato proprio il pilota francese dell'Alpine, un underdog capace di trasformare una giornata qualsiasi in un piccolo pezzo di storia per il suo team.

L'Alpine e la strategia perfetta per il circuito di Monza

La prestazione di Gasly, che è valsa la prima pole position in carriera per il francese, è il risultato di un lavoro meticoloso da parte della scuderia anglo-francese, che ha saputo mettere a punto una monoposto dalle caratteristiche tecniche perfette per il tracciato brianzolo. La A524 ha evidenziato un'efficienza aerodinamica fuori dal comune, riuscendo a sprigionare una velocità di punta impressionante grazie a un livello di resistenza all'avanzamento particolarmente basso, il cosiddetto basso drag, che sulle lunghe rettilinei di Monza fa la differenza.

A questo si è aggiunto un assetto meccanico estremamente rigido, studiato per garantire stabilità in frenata e precisione nelle curve veloci, come la mitica Parabolica, consentendo a Gasly di esprimere il massimo potenziale senza mai perdere il controllo della vettura, un equilibrio delicato che ha pagato in termini di tempo sul giro.

Pierre Gasly, il francese di Milano che vive la corsa come un evento casalingo

Nato a Rouen, città che ha dato i natali a Giovanna d'Arco e che è stata immortalata nei celebri dipinti della cattedrale realizzati da Monet, Pierre Gasly ha da tempo intrecciato il suo destino con l'Italia. Dal 2019, infatti, ha scelto di stabilirsi a Milano, dove vive a pochi passi da un'altra imponente cattedrale, quella gotica del Duomo, e dove ormai parla la lingua in modo fluente, sentendosi a suo agio tra i ritmi e la cultura del capoluogo lombardo.

È un legame profondo, che lui stesso ha definito come una sorta di "corsa di casa", una sensazione che si amplifica ogni volta che il circus della Formula 1 approda a Monza, trasformando il Gran Premio in un appuntamento speciale. Gli piace trascorrere il tempo libero nei quartieri di Brera e al parco Sempione, anche se il suo cuore sportivo, fuori dai confini dell'autodromo, batte per il Paris Saint-Germain, una scelta di fede calcistica che non ha mai nascosto.

La scelta di carriera e il confronto con George Russell

Il percorso che ha portato Gasly a questa pole position è iniziato molto presto, quando a soli undici anni si è trovato a dover compiere una scelta importante per il suo futuro: il calcio, sport per cui nutriva una grande passione, oppure i motori. La decisione di intraprendere la via delle corse lo ha portato prima a farsi le ossa nel mondo dei kart, che in Italia vive una delle sue culle storiche, e successivamente nel vivaio della Red Bull, un'accademia che sforna talenti per la massima serie.

Il suo tempo sul giro, di 1'19"975, ha avuto la meglio per soli 60 millesimi su quello di George Russell, il quale manca così il suo dodicesimo via davanti a tutti, un'occasione sfumata per un soffio. Nel box della Mercedes, lo sguardo dei tecnici e degli ingegneri non tradiva una profonda delusione, bensì la consapevolezza di aver comunque centrato un obiettivo strategico, optando per un setup di gara piuttosto che per una configurazione da qualifica pura, un compromesso che ha limitato la reattività della W17 sul singolo giro ma che potrebbe rivelarsi vincente in ottica di corsa.

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