Ammaniti vince il Costa Smeralda e confessa: «La scrittura? Una lotta, ma ho trovato un salvavita»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se c’è un autore che, nonostante le tirature da capogiro, continua a dividere la critica letteraria italiana, quello è sicuramente Niccolò Ammaniti. Eppure, a giudicare dal tripudio di consensi ricevuto ieri sera al Conference Center di Porto Cervo, il pubblico (e una giuria di esperti) la pensa diversamente. Lo scrittore romano, infatti, è stato incoronato vincitore assoluto della settima edizione del Premio Costa Smeralda 2026 per il suo ultimo romanzo, "Il custode", pubblicato da Einaudi Stile Libero. Un riconoscimento, questo, che arriva a distanza di tre anni dal precedente "La vita intima" (2023) e a undici dal bestseller "Anna" (2015), confermando come ogni sua uscita rappresenti ancora un vero e proprio evento nel panorama culturale nostrano.

Durante la cerimonia – condotta dalla giornalista Roberta Floris e promossa dal Consorzio Costa Smeralda presieduto da Renzo Persico, con il patrocinio del Comune di Arzachena – Ammaniti ha avuto modo di offrire al pubblico uno spaccato raro del suo privato, affrontando a ruota libera il tema del tempo che passa. «Avere, a sessant’anni, una persona con cui condividere i momenti complicati è bellissimo», ha dichiarato l’autore sul palco, confessando però anche le sue fragilità quotidiane. «Ho paura di non essere più lucido come prima», ha ammesso, aggiungendo con una punta di ironia autoconsapevole che cerca comunque di «ritagliarmi degli spicchi di felicità». Ma è stato il passaggio dedicato al mestiere di scrivere a catturare l’attenzione della platea, quella stessa platea che spesso lo snobba proprio perché vende troppo.

Un “salvavita” contro la distrazione cronica

Quando gli è stato chiesto cosa significhi quella definizione di "salvavita" che lui stesso ha usato per definire "Il custode" alla fine del volume, Ammaniti non ha usato giri di parole. La scrittura, per lui, è stata storicamente un «impegno gravoso, una lotta e una mancanza». Parole pesanti, per uno che pure ha venduto milioni di copie. A dispetto dell’immagine pubblica, l’autore si descrive come una persona dotata di «pochissima disciplina», tanto da non riuscire mai a impegnarsi completamente in ciò che fa. «Sono sempre stato molto distratto nella mia vita», ha confessato, ammettendo di essere stato un ragazzo "pessimo" a scuola proprio a causa di questa «incapacità di seguire fino in fondo quello che mi succedeva intorno». In questo senso, dunque, l’ultima fatica letteraria rappresenta una sorta di ancora di salvezza gettatagli dalla sua stessa creatività.

La critica e l’abbraccio della Costa Smeralda

A spezzare il monologo dello scrittore ci ha pensato la proclamazione degli altri vincitori, in una serata che ha voluto fortemente celebrare il dialogo tra generi differenti. Nella sezione Saggistica, ad avere la meglio è stata Adriana Cavarero con "Il canto delle sirene" (Castelvecchi), la quale ha superato la concorrenza agguerrita di Edoardo Camurri e Andrea Moro. Il premio, lo ricordiamo, è stato assegnato dalla giuria guidata dal direttore artistico Stefano Salis e composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio. Una giuria che ha scelto di premiare la penna di Ammaniti nonostante il sospetto di "commerciale" che spesso lo accompagna, forse proprio perché, come noto, sono in pochi a saper raccontare il trapasso dell’adolescenza – quel momento della vita che, nella poetica trentennale dello scrittore, coincide spesso con la perdita e quindi con la morte.

Javier Cercas e i riconoscimenti internazionali

La serata di gala non si è limitata ai soli due vincitori principali. Ad arricchire il palcoscenico del Conference Center è stato infatti il conferimento del Premio Internazionale a Javier Cercas. Il celebre scrittore spagnolo, tradotto in Italia da Guanda, ha ricevuto il plauso del pubblico per i suoi «innumerevoli lavori» che hanno ridefinito i confini tra realtà e invenzione narrativa. In chiusura, spazio anche al riconoscimento speciale per il comandante Giuseppe Lai e al Premio Cultura del Mediterraneo assegnato invece ad Emilio Isgrò. Un parterre de rois che ha confermato la vocazione della Sardegna, quella che trasforma Porto Cervo da semplice meta del jet set a capitale del dibattito intellettuale contemporaneo, almeno per una notte di metà aprile.

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