Caldo estremo, per l’economia italiana un conto fino a 12 miliardi di euro l’anno
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Redazione Economia
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Non solo un'emergenza sanitaria o una questione di comfort personale, perché l'innalzamento delle temperature, ormai strutturale, sta iniziando a pesare in modo significativo anche su imprese e consumi, trasformandosi in una vera e propria variabile economica con cui fare i conti.
Secondo una stima diffusa da Confesercenti, basata su un approfondimento del proprio ufficio economico, la convivenza annuale con un periodo che va dai trenta ai sessanta giorni di caldo intenso potrebbe gravare sull'economia italiana per una cifra compresa tra i 6 e i 12 miliardi di euro, un valore che si tradurrebbe in un impatto di circa lo 0,2-0,4% del Prodotto Interno Lordo.
La “tassa climatica” che pesa su famiglie e imprese
Le conseguenze economiche del caldo estremo si manifestano attraverso una molteplicità di canali, andando a colpire tanto i bilanci domestici quanto i conti delle aziende. La voce più rilevante, secondo l'analisi di Confesercenti, è quella degli investimenti diventati ormai obbligati per far fronte alle nuove condizioni climatiche: si parla di impianti di climatizzazione più efficienti, pannelli fotovoltaici, schermature solari e interventi di riqualificazione energetica degli immobili, per un valore stimato tra i 2 e i 4 miliardi di euro.
A questi si aggiungono i maggiori costi per l'energia, legati alla necessità di tenere accesi condizionatori e sistemi di raffrescamento per periodi sempre più lunghi, con una stima che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi; non da ultimo, il calo della produttività del lavoro, soprattutto nelle giornate con temperature che superano stabilmente i 35 gradi, viene valutato tra 1,5 e 3 miliardi, a cui si sommano poi 1-2 miliardi di fatturato perso nei settori più esposti come l'edilizia, l'agricoltura, la logistica e il commercio ambulante.
L'afa svuota le strade e cambia i consumi
Le alte temperature, come sottolineato più volte da Confesercenti, non colpiscono solo i conti in termini di spese dirette, ma stanno modificando radicalmente le abitudini di consumo e i flussi della clientela. Nelle ore centrali della giornata, quando il caldo diventa più opprimente, le strade e i centri storici si svuotano, penalizzando in modo particolare i negozi di vicinato, i mercati all'aperto e i pubblici esercizi con dehors, che vedono diminuire la loro clientela abituale.
A guadagnarne sono invece i grandi centri commerciali climatizzati e le piattaforme di e-commerce, in un ulteriore colpo per il commercio tradizionale, già messo a dura prova dalla concorrenza online e dall'aumento dei costi di gestione.
Questo fenomeno, come spiega il vicepresidente di Confesercenti Lombardia Orientale Andrea Mattia Maggioni, si traduce in una sorta di "doppia pressione": da un lato si registrano minori ingressi e vendite, dall'altro i costi per mantenere i locali freschi e accoglienti continuano a salire, erodendo ulteriormente i margini delle piccole e medie imprese.
Il caso di Brescia e le ricadute sul territorio
Un esempio concreto dell'impatto devastante del caldo sull'economia locale arriva dalla provincia di Brescia, dove secondo i dati di Confesercenti Lombardia Orientale, il conto potrebbe raggiungere la cifra di circa 250 milioni di euro all'anno. A pesare, anche in questo caso, sono la somma di maggiori spese energetiche, investimenti necessari per la climatizzazione e l'efficientamento, un calo della produttività e una riduzione dei consumi.
Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale, ha evidenziato come il cambiamento climatico sia ormai una variabile strutturale con cui le imprese sono costrette a confrontarsi ogni giorno, chiedendo al contempo interventi concreti e sistematici per sostenere il sistema economico, come incentivi realmente accessibili per l'efficientamento energetico e una rigenerazione urbana che renda le città più vivibili anche nelle giornate più torride.
Roma e i blackout, il grande caldo mette in ginocchio le infrastrutture
Oltre ai danni diretti a commercio e imprese, il grande caldo mette a dura prova anche le infrastrutture essenziali del Paese, come ha dimostrato la recente ondata di calore che ha colpito Roma e il Lazio.
L'uso massiccio e prolungato dei condizionatori, reso necessario per rendere tollerabili le temperature in case e uffici, ha causato continui blackout e sbalzi di tensione nella Capitale, con interi quartieri come Torre Spaccata, Centocelle, San Giovanni e l'Appio Latino che sono rimasti al buio per ore, causando disagi gravissimi ai cittadini, impossibilitati persino a utilizzare ventilatori o dispositivi medici.
Areti, la società che gestisce la rete elettrica, ha confermato che la rete è sotto stress a causa della grande richiesta di energia, con picchi di consumo che hanno superato i 2.000 megawatt al giorno, portando il sistema quasi al limite della sua capacità.




