Bello Figo alla sbarra per abusi su una minorenne, il processo si sposta all’autunno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il trapper Paul Yeboah, noto al pubblico del web come Bello Figo, ha varcato la soglia del tribunale di Bergamo giovedì 2 aprile, chiamato a rispondere di un’accusa pesante: violenza sessuale ai danni di una ragazza che, al momento dei fatti, non aveva ancora compiuto sedici anni. L’artista, nato ad Accra nel 1992 e cresciuto a Parma dall’età di dodici anni, si è costruito una carriera online su testi volutamente provocatori, cavalcando quella che lui stesso definirebbe una strategia da “rage baiting” per accumulare visualizzazioni su YouTube prima con lo pseudonimo Gucci Boy e poi con quello definitivo. Stavolta, però, la cronaca non riguarda le sue barre irritanti né le dispute virtuali che lo hanno reso celebre, bensì un episodio concreto finito nelle aule giudiziarie.

La notte del concerto a Treviolo e la denuncia della quindicenne

Secondo quanto ricostruito dagli atti processuali – e riportato da fonti come Tgcom e il Corriere della Sera – l’episodio contestato sarebbe avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2023, al termine di un’esibizione del rapper in un locale di Treviolo, in provincia di Bergamo. La giovane, che all’epoca aveva quindici anni, avrebbe subito il presunto abuso proprio dopo il concerto. Una circostanza, quest’ultima, che ha portato la procura a iscrivere il reato di violenza sessuale su minore, un’imputazione che in Italia prevede un percorso processuale particolarmente rigoroso data l’età della presunta vittima. La ragazza ha già testimoniato davanti al giudice, raccontando la propria versione senza che al momento siano emersi particolari dettagli pubblici sul contenuto specifico del suo racconto.

La linea difensiva: “presunto fugace palpeggiamento”

I legali di Yeboah hanno fornito una lettura radicalmente diversa dell’accaduto, parlando in una nota di “presunto fugace palpeggiamento”. Una formula, quella scelta dalla difesa, che mira a ridimensionare la portata del gesto contestato, riconducendolo a un contatto breve e non reiterato. Il trapper, dal canto suo, non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche in aula, e la strategia processuale sembra concentrarsi proprio sulla natura episodica e sulla presunta mancanza di consapevolezza dell’offesa. Gli avvocati hanno così tentato di spostare l’asse del dibattito dall’accusa grave di violenza sessuale a una condotta meno pesante, che comunque resterebbe illecita se commessa ai danni di una minorenne.

Rinvio all’8 ottobre, in attesa dell’interrogatorio del rapper

L’udienza del 2 aprile ha avuto un esito interlocutorio: il processo è stato aggiornato al prossimo 8 ottobre, data in cui si attende la deposizione dello stesso Bello Figo. Sarà quel momento, con ogni probabilità, a segnare una svolta nel dibattimento, perché le parole dell’imputato potranno fornire al tribunale elementi concreti per valutare la credibilità delle due versioni contrapposte. La corte bergamasca, dunque, dovrà attendere ancora alcuni mesi prima di ascoltare la voce diretta del rapper, che al momento si limita a comparire in aula assistito dai propri legali. L’esito del rinvio, peraltro, non ha sorpreso gli osservatori giudiziari, dato che la complessità dei casi di violenza sessuale su minorenni richiede spesso tempi tecnici più lunghi per la calendarizzazione delle testimonianze.

Un personaggio abituato alle polemiche, ora davanti a un giudice

Bello Figo, cittadino ghanese naturalizzato italiano, ha costruito la propria popolarità su uno stile volutamente sgraziato e offensivo, un marchio di fabbrica che gli ha garantito visibilità ma anche numerose critiche. Tuttavia, la vicenda giudiziaria che lo vede imputato a Bergamo prescinde completamente dalla sua produzione artistica: qui non si discutono i suoi testi volgari o le sue provocazioni sociali, ma un comportamento concreto che avrebbe avuto come vittima una ragazza di quindici anni. L’udienza dell’autunno, quando Yeboah parlerà finalmente in aula, sarà probabilmente decisiva per capire se il “fugace palpeggiamento” descritto dalla difesa troverà riscontro nelle evidenze processuali o se, al contrario, emergerà un quadro accusatorio più grave. La legge italiana, in materia di reati sessuali su minori, prevede pene severe, e la giovane età della presunta vittima rappresenta di per sé un’aggravante che il tribunale non potrà ignorare.

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