Ahoo Daryaei, la protesta in Iran finisce in ospedale psichiatrico
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Redazione Esteri
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Ahoo Daryaei, la studentessa iraniana diventata nota dopo essersi presentata in reggiseno all’università di Teheran per protestare contro le regole sull’abbigliamento femminile, è stata arrestata e successivamente trasferita in un ospedale psichiatrico. La vicenda è avvenuta nel novembre 2024 e il suo gesto ha attirato l’attenzione internazionale perché è stato interpretato come una sfida estrema contro l’oppressione riservata alle donne dal regime degli ayatollah. Dopo l’arresto, durato quasi tre settimane secondo le ricostruzioni disponibili, la studentessa è stata dichiarata “malata di mente” e riaffidata alla famiglia.
La protesta di Ahoo Daryaei è iniziata all’interno dell’Università di Teheran, dove la studentessa si è tolta i vestiti rimanendo in reggiseno e slip, senza hijab, dopo essere stata ripresa dalla polizia dell’ateneo per il suo abbigliamento considerato non idoneo. Il gesto è diventato rapidamente un simbolo della contestazione contro l’obbligo del velo in Iran e ha fatto il giro del mondo attraverso le immagini diffuse della sua protesta. La donna, studentessa iraniana e madre di due bambini, aveva scelto questa forma di opposizione dopo uno scontro legato alle rigide regole sull’abbigliamento femminile.
La protesta di Ahoo Daryaei e l’arresto dopo il gesto all’università
La vicenda di Ahoo Daryaei si è sviluppata in un contesto segnato dalle restrizioni sull’abbigliamento delle donne in Iran. Dopo la protesta nel campus universitario, la studentessa è stata fermata e portata via dalle autorità. Le ricostruzioni sulla sua situazione hanno evidenziato il passaggio dall’arresto al ricovero in una struttura psichiatrica, dove sarebbe rimasta per diversi giorni prima di tornare dalla famiglia. Le autorità iraniane hanno collegato il suo comportamento a presunti problemi psicologici, mentre il caso ha riaperto il dibattito sul rapporto tra dissenso e diagnosi psichiatriche nel Paese.
Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni della vicenda, Amnesty International ha espresso forte preoccupazione, ricordando che in Iran la contestazione del velo obbligatorio era già stata associata in precedenza a presunti disturbi mentali. Il caso della studentessa ha quindi riportato l’attenzione sulle modalità con cui le autorità possono affrontare le proteste femminili legate alle norme sull’abbigliamento. La dichiarazione di “malata di mente” è arrivata dopo il periodo trascorso nella struttura psichiatrica, dove la studentessa sarebbe stata sottoposta a cure.
Il ricovero psichiatrico e la dichiarazione di malattia mentale
La permanenza di Ahoo Daryaei nell’ospedale psichiatrico è stata descritta da un’amica della studentessa come un periodo trascorso con forti restrizioni. Secondo il racconto, la donna sarebbe rimasta per diciotto giorni legata a un letto della struttura e avrebbe ricevuto iniezioni contro la schizofrenia. Dopo questa fase è arrivata la liberazione, accompagnata dalla condizione di essere riconosciuta come persona con problemi mentali dalle autorità iraniane.
La studentessa è stata poi riaffidata alla famiglia, in quello che le autorità hanno presentato come un gesto di magnanimità. La vicenda ha mantenuto al centro il tema della protesta contro il velo obbligatorio e del trattamento riservato a chi mette in discussione le regole imposte dal regime degli ayatollah. Il percorso seguito da Ahoo Daryaei, dalla protesta pubblica fino al ricovero psichiatrico, ha fatto emergere nuovamente il confronto tra opposizione politica, libertà individuale e uso delle strutture sanitarie nelle contestazioni femminili in Iran.
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