Olimpia Milano cade a Belgrado: rimonta eroica ma riaffiorano le fragilità difensive
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Redazione Sport
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L’Olimpia Milano, dopo il successo contro la Stella Rossa, non è riuscita a ripetersi nella seconda trasferta belgradese, cedendo di misura per 80-78 contro il Partizan in una partita dal ritmo intenso e contraddistinta da un recupero tardivo ma significativo. La sconfitta, di per sé, non assume toni drammatici considerando la precocità del campionato; ciò che invece suscita una certa apprensione è la riemersione di quelle fragilità tecniche che hanno caratterizzato le recenti stagioni.
Una partita a due facce
La partita, nel suo complesso, è stata un susseguirsi di fasi diametralmente opposte. Il Partizan, forte del proprio campo e della regia di Obradovic, è partito con un’intensità che ha rapidamente prodotto un divario considerevole, portandosi avanti anche di venti punti. In quel momento, la squadra di Milano sembrava ormai in balia degli eventi, incapace di reagire alla pressione serba.
La reazione d'orgoglio
Proprio quando la partita sembrava compromessa, l’Olimpia ha trovato la fierezza per reagire, imbastendo una rimonta di carattere che le ha permesso di riagganciare il Partizan e di costruire, negli istanti finali, persino l’opportunità di aggiudicarsi l’incontro. Il merito di questo ritorno in gara va ascritto a una maggiore applicazione difensiva e a un gioco che, finalmente, ha trovato più fluidità.
Gli spettri della difesa e l'epilogo
Al di là della sconfitta di misura, la partita ha offerto un’immagine chiara delle debolezze di questa formazione. Sono riemersi problemi già noti: l'eccessiva sofferenza difensiva contro l’aggressività applicata sui propri portatori di palla e l’apparente incapacità di contenere efficacemente le penetrazioni dei playmaker avversari. L’ultimo attacco, risolto con un tentativo da oltre l’arco di Guduric che non è trovato il centro, ha solo decretato l'epilogo di una gara che lascia più dubbi che certezze.




