Simone Bonino, l'ex guardia del Corpo di Genovese, muore in un incidente a Milano
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Redazione Interno
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Un violento schianto stradale, avvenuto nelle prime ore dell’alba di mercoledì 24 gennaio lungo corso Sempione a Milano, ha posto fine all’esistenza di Simone Bonino, un uomo di 45 anni la cui figura pubblica era indissolubilmente legata al mondo della sicurezza privata per personaggi noti. La dinamica, ricostruita dagli agenti della polizia locale, vede coinvolti tre veicoli: la Bmw guidata dall’uomo avrebbe impattato frontalmente contro un mezzo per la raccolta dei rifiuti dell’Amsa, per poi venir proiettata, in una drammatica sequenza, contro una terza autovettura che transitava in direzione opposta. Lo scontro, di una forza inaudita, non ha lasciato scampo all’automobilista.
Un profilo tra riservatezza e mondanità
Bonino, la cui stazza imponente – ben visibile in una foto profilo che lo ritraeva insieme a un leggendario campione come Mike Tyson, da lui sovrastato per ratura – era divenuta una sorta di biglietto da visita professionale, aveva costruito la propria carriera proprio su quell’equilibrio tra presenza fisica e discrezione. La riservatezza, del resto, costituiva la moneta di scambio primaria in un ambito, quello della sicurezza per vip, che esige invisibilità e fedeltà assoluta. Alcuni di coloro che avevano beneficiato della sua protezione, spaziavano dal mondo dello sport a quello dello spettacolo e della televisione, settori in cui era ancora attivo, come dimostra un ultimo video sociale pubblicato pochi giorni prima della tragedia, che lo ritraeva in auto insieme a una showgirl di un celebre programma televisivo.
Il legame con il caso giudiziario di "Terrazza Sentimento"
La sua notorietà, però, aveva varcato i confini della cronaca mondana per approdare in quelli della cronaca nera e giudiziaria, a seguito della sua militanza come guardia del personale dell’imprenditore Alberto Genovese. Quest’ultimo, come è noto, è stato condannato per le gravissime violenze e gli abusi sessuali consumati nella sua residenza milanese, un attico di lusso ribattezzato dalla stampa “Terrazza Sentimento”. Bonino era apparso, in tale frangente, anche in una docu-serie di Netflix dedicata alla vicenda, durante la quale aveva rilasciato dichiarazioni che cercavano di prendere le distanze dalla condotta del suo principale, affermando di non essersi accorto degli abusi. Quel periodo, segnato da inchieste e processi, rimane una pagina oscura e decisiva per tracciare il suo profilo pubblico.
Le indagini sulla dinamica dello schianto
Sul fronte delle indagini relative all’incidente mortale, gli investigatori stanno ora esaminando ogni elemento per definire con precisione le cause dello scontro. L’attenzione si concentra, com’è prassi in simili circostanze, sulla ricostruzione dei percorsi dei veicoli, sulle condizioni della strada in quel tratto e su quelle del conducente, mentre i rilievi tecnici procedono per accertare eventuali responsabilità. L’episodio, che ha privato della vita una figura dai contorni così peculiari, getta una luce cruda sulla casualità e sulla rapidità con cui un evento stradale può interrompere un’esistenza, lasciando sullo sfondo domande a cui solo l’istruttoria delle forze dell’ordine potrà tentare di rispondere, senza spazio per speculazioni.




