Il primo contratto internazionale del Gcap affidato a Edgewing, il caccia di sesta generazione accelera
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Redazione Economia
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La macchina organizzativa del Global Combat Air Programme, quella complessa architettura a tre che lega Italia, Giappone e Regno Unito nella corsa al velivolo da combattimento di nuova generazione, ha compiuto ieri un passo che gli addetti ai lavori attendevano da mesi. È stato infatti siglato il primo contratto internazionale congiunto, un accordo che formalizza l’ingresso nella fase operativa più avanzata del programma. A ottenere l’appalto, del valore di 686 milioni di sterline, è stata Edgewing, la joint venture industriale trinazionale – paritetica tra Leonardo, Japan Aircraft Industrial Enhancement e Bae Systems – nata appositamente per guidare la progettazione e lo sviluppo del futuro caccia. L’agenzia che gestisce il progetto per conto dei tre paesi, vale a dire il GIGO (GCAP International Government Organisation), ha così trasferito nelle mani di questa nuova entità la responsabilità di coordinare attività finora portate avanti separatamente da ciascun partner nazionale.
Un contratto che cambia la natura del programma
Più che l’ammontare delle risorse messe sul piatto, a far discutere gli osservatori del settore è il salto di struttura implicito in questa operazione. Per la prima volta, infatti, le tre nazioni coinvolte non lavorano più in parallelo sui propri comparti, ma confluiscono in un quadro comune: una cornice unica che, di fatto, trasforma il GCAP da alleanza flessibile a progetto industriale integrato. Il contratto, come si legge nelle note diffuse, finanzierà attività chiave di ingegneria e progettazione, consentendo al partenariato trilaterale di consolidare il proprio slancio. Un’accelerazione, quest’ultima, che arriva in un contesto europeo segnato da crescenti tensioni geopolitiche e da una rinnovata attenzione alla spesa per la difesa; basti ricordare che alla Casa Bianca siede nuovamente Donald Trump, e il suo approccio alla sicurezza del vecchio continente resta quantomeno interlocutorio.
La sostituzione dell’Eurofighter e il valore strategico
Il velivolo che si vuole realizzare – un caccia di sesta generazione destinato a sostituire nel lungo periodo l’Eurofighter Typhoon – rappresenta una scommessa tecnologica e politica senza precedenti. L’affidamento del contratto a Edgewing non è dunque un mero adempimento burocratico, bensì la pietra miliare che legittima l’intera impalcatura del programma. La joint venture, va detto, dovrà ora gestire risorse ingenti e tempistiche serrate, perché l’obiettivo dichiarato è quello di accelerare i tempi di realizzazione. Nessuna delle tre capitali, né Roma, né Tokyo, né Londra, può permettersi ritardi: sul tavolo c’è la credibilità industriale di interi distretti aeronautici, oltre alla posta in gioco strategica in un quadrante asiatico sempre più instabile.
Un passaggio decisivo per la credibilità del GCAP
La firma di questo primo contratto internazionale, avvenuta nella mattinata del 2 aprile, restituisce l’immagine di un programma che esce dalla fase delle dichiarazioni d’intenti per entrare in quella dei fatti concreti. L’agenzia GCAP, ricordiamolo, agisce per conto dei tre governi, e la scelta di affidare subito a Edgewing un incarico così pervasivo dimostra una volontà chiara: superare le frammentazioni nazionali che hanno spesso rallentato altre iniziative simili in passato. Per l’Italia, che partecipa con un ruolo da protagonista attraverso Leonardo, si tratta di un’occasione per non restare ai margini della prossima generazione di sistemi d’arma. Il valore del contratto, infine, seppur consistente, appare quasi secondario rispetto alla svolta metodologica che rappresenta: attività un tempo compartimentate entrano ora in un alveo comune, e questo cambia le regole del gioco per tutti gli attori coinvolti.




