A Vercelli la prima asta europea di videogiochi da collezione: 50 titoli venduti per 70 mila euro
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’asta si è svolta nella cornice istituzionale di Galleria Allegrini e Meeting Art, a Vercelli, ma il respiro è stato inequivocabilmente europeo: per la prima volta, infatti, un’intera vendita dedicata ai videogiochi gradati – quelli cioè certificati nello stato di conservazione – ha ottenuto il crisma dell’ufficialità, allontanandosi dalle aste online o dagli scambi tra privati per entrare a pieno titolo nel mercato dei collectibles. A promuoverla è stata The Games Market, prima realtà italiana specializzata nel collezionismo videoludico, che con questa operazione ha voluto testare la solidità di un settore finora considerato di nicchia. I risultati, come testimoniano i numeri, hanno superato ogni previsione.
Un risultato che raddoppia la stima
A fronte di una stima iniziale che si aggirava sui 35.000 euro, l’incasso finale ha toccato quota 69.500 euro, quasi il doppio. Ma il dato forse più significativo è un altro: la totalità dei 50 lotti messi in catalogo è stata aggiudicata, con una percentuale di vendita pari al 100%. Un dato, questo, che nel mercato delle aste d’arte e da collezione rappresenta un evento raro, indicativo di una domanda non solo solida ma anche ampiamente superiore all’offerta disponibile. Tra i titoli finiti sotto il martello, spicca l’aggiudicazione di “Monkey Island 2”, battuto a 8.900 euro, che si è confermato il lotto più caro della serata.
La certificazione come valore aggiunto
A spingere le valutazioni non è stata soltanto la rarità dei titoli, per lo più edizioni storiche degli anni Ottanta e Novanta conservate in condizioni eccellenti, quanto piuttosto la loro certificazione. Nel collezionismo videoludico, come già accade per fumetti o carte da gioco, la “gradazione” – un sistema che valuta l’integrità della scatola, dei manuali e del supporto – è diventata l’elemento discriminante per stabilire il valore di mercato. Alberto Trussardi, fondatore di The Games Market, ha sottolineato come l’asta abbia confermato “l’esistenza di una domanda concreta, capace di riconoscere il valore culturale ed economico del videogioco, soprattutto quando inserito in un contesto istituzionale e supportato da certificazioni”. È proprio questo binomio – istituzionalizzazione e garanzia di autenticità – a rappresentare, nelle sue parole, “il primo passo concreto verso la legittimazione del mercato europeo del collezionismo videoludico”.
Il mercato dei collectibles e il ruolo dell’Italia
L’operazione di Vercelli, seppur limitata nel numero di lotti, assume una rilevanza più ampia se letta all’interno della traiettoria di crescita del mercato globale dei collectibles. Un settore, quello degli oggetti da collezione legati alla cultura pop, che secondo le proiezioni potrebbe superare i 500 miliardi di euro entro il 2033. In questo contesto, l’asta vercellese rappresenta per l’Italia un tentativo – riuscito – di ritagliarsi un ruolo da apripista nel Vecchio Continente. L’assenza, fino a oggi, di aste istituzionali di questo genere in Europa aveva costretto collezionisti e investitori a rivolgersi prevalentemente agli Stati Uniti o al mercato asiatico, dove il fenomeno è già consolidato da anni.
Dai floppy disk alle scatole sigillate
I 50 lotti in vendita raccontavano, attraverso i loro supporti – floppy disk, CD-ROM e cartucce – l’evoluzione tecnologica e narrativa del medium videoludico. Titoli come “Super Mario Bros.”, “The Legend of Zelda” o “Street Fighter II”, nella loro versione originale e sigillata, hanno raggiunto cifre ben superiori alle stime di partenza. Ma a emergere, più del singolo titolo, è stato il fenomeno nella sua interezza: quello che fino a pochi anni fa veniva liquidato come un semplice passatempo adolescenziale, oggi si presenta agli occhi del mercato come un bene culturale e, al contempo, un investimento finanziario dalla volatilità apparentemente contenuta. La vendita di Vercelli ha dimostrato che, almeno in questo segmento, la liquidità esiste ed è pronta a scommettere su oggetti che, fino a ieri, dormivano nelle soffitte.




