Siher è libero: la gip non convalida il fermo e Meloni protesta
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Redazione Interno
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La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, il ricercatore bresciano di 30 anni ritenuto dalla Procura l'ideatore del «Movimento 17 ottobre», e ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere. Siher è quindi tornato libero, ma resta indagato per istigazione a delinquere aggravata da finalità terroristiche: il provvedimento non è una sentenza sull'accusa e non chiude l'inchiesta.
Cosa scrive la gip nell'ordinanza
Il giudice motiva la decisione «sulla scorta delle acquisizioni investigative sino ad ora raccolte» e «fatti salvi successivi approfondimenti di indagine». Secondo l'ordinanza, Siher, attivista pro-Pal, nei messaggi diffusi non «prospetta mai il ricorso ad azioni violente». La gip osserva che nei testi si limita a evocare la disobbedienza civile e che non risulta aver richiamato le gravi violenze di quei giorni «quale modello di attuazione delle forme di protesta collettiva da lui proposte».
I messaggi in questione erano stati pubblicati su un canale Telegram da 11.000 iscritti e su una pagina Instagram da 39.000, entrambi creati dal ricercatore la sera del 18 ottobre, dopo le devastazioni avvenute nel centro di Milano nelle ore precedenti. È su quei contenuti che la Procura aveva costruito l'ipotesi di reato, chiedendo il carcere. Nelle ricostruzioni giornalistiche dei giorni scorsi risultava indagata anche la moglie, Sagia Hammoud.
La reazione di Meloni e la replica dei magistrati
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione «vergognosa». Alle sue parole hanno risposto l'Associazione nazionale magistrati e i vertici del Tribunale di Milano, che le hanno contestate. Il presidente dell'Anm ha affermato: «Se vogliono un esito diverso cambino le leggi», rivendicando che il giudice applica le norme esistenti e non può modificarle con la propria valutazione.
Lo scontro si è aperto nelle ore immediatamente successive alla notifica del provvedimento e ha coinvolto, da un lato, esponenti del governo e della maggioranza e, dall'altro, la magistratura associata, con il Tribunale che ha difeso l'operato della propria giudice.
Il reato contestato e le pene previste
L'accusa si fonda sull'articolo 414 del codice penale, che punisce chi istiga pubblicamente a commettere reati. Per l'istigazione a commettere delitti la pena base va da uno a cinque anni di reclusione, e il quarto comma prevede un aumento della metà quando l'istigazione riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità. È l'aggravante terroristica a rendere più pesante la contestazione rivolta a Siher, perché trasforma un reato di ordine pubblico in un'ipotesi con un trattamento sanzionatorio sensibilmente superiore.
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