La premio Nobel Narges Mohammadi ricoverata dopo l'arresto violento in Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Secondo quanto riportato dalla fondazione a lei intitolata, l’attivista e premio Nobel per la pace Narges Mohammadi è stata condotta al pronto soccorso in due distinte occasioni a seguito delle percosse subite durante il fermo da parte delle forze di sicurezza iraniane. L’arresto, avvenuto nella città di Mashhad, si inserisce in un contesto di commemorazione per la scomparsa dell’avvocato Khosrow Alikordi, episodio al quale la Mohammadi stava prendendo parte insieme ad altri dissidenti, anch’essi successivamente tratti in arresto.

La dinamica denunciata dalla famiglia

La ricostruzione dei fatti, che proviene direttamente dai familiari della donna attraverso i canali della Narges Foundation, descrive un intervento particolarmente brutale. Gli agenti, giunti sul posto per disperdere la riunione e procedere con i fermi, avrebbero colpito ripetutamente la Mohammadi, lasciandola sanguinante; circostanza, questa, che avrebbe reso necessario un primo e immediato accesso alle cure d’emergenza, seguito poi da un secondo ricovero. In una telefonata effettuata domenica sera, la stessa attivista avrebbe confermato alla sua famiglia di non stare bene, sebbene non siano stati divulgati nel dettaglio i referti medici o la natura precisa delle lesioni riportate.

Un simbolo della resistenza sempre nel mirino

La vicenda giudiziaria e personale di Narges Mohammadi, da anni icona delle battaglie per i diritti umani nel paese e figura di spicco del movimento “Donna, Vita, Libertà”, è segnata da una lunga serie di detenzioni e condanne, le cui motivazioni sono invariabilmente legate alla sua instancabile attività di denuncia contro il regime degli ayatollah. L’ultimo episodio di Mashhad, con il suo seguito di violenza, rappresenta soltanto l’ennesimo capitolo di una repressione sistematica, la quale, come dimostrano i fatti, non risparmia nemmeno le voci la cui autorevolezza è stata riconosciuta a livello internazionale con il massimo dei riconoscimenti.

Il quadro giudiziario e il silenzio delle autorità

Le autorità iraniane, dal canto loro, non hanno fornito una versione ufficiale circa le modalità dell’arresto o le condizioni di salute della detenuta, limitandosi a confermare il fermo. Il caso, pertanto, si regge interamente sulla testimonianza della famiglia e degli attivisti, che parlano di un’aggressione ingiustificata. La permanenza della Mohammadi in carcere, la cui ubicazione non è sempre nota, solleva periodicamente appelli per la sua liberazione da parte di organizzazioni non governative e di diversi governi esteri, i quali ne chiedono il rilascio incondizionato considerando la sua detenzione come politicamente motivata.

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