Zone rosse a Capodanno, misure di sicurezza e polemiche
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Redazione Interno
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Mentre l'Italia si prepara ad accogliere il 2025, alcune città hanno istituito diverse "zone rosse" per Capodanno. Queste aree urbane, dove sarà vietata la presenza di soggetti pericolosi o con precedenti penali, sono state istituite con l'obiettivo di fronteggiare la presenza di individui molesti e aggressivi, dediti alla commissione di reati e non in regola con la normativa in materia di immigrazione. Il provvedimento, adottato dal prefetto di Milano il 27 dicembre scorso, ha suscitato preoccupazioni tra le toghe rosse, con Magistratura Democratica che ha condiviso le preoccupazioni espresse dalla Camera penale di Milano nel documento del 30 dicembre 2024.
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha inviato una direttiva ai prefetti per sottolineare l'importanza di individuare tali aree, estendendo ad altre città italiane uno strumento che ha già dato positivi risultati a Firenze e Bologna. In queste città, negli ultimi tre mesi, sono stati 105 i soggetti destinatari di provvedimenti di allontanamento su 14mila persone controllate. Tuttavia, l'istituzione delle zone rosse è stata criticata per la sua dubbia utilità e legittimità, con il rischio di determinare pericolose compressioni per i diritti di libertà della persona in chiave securitaria.
Le zone rosse, istituite dal prefetto di Milano su indicazione del ministro dell'Interno, comprendono aree come Duomo, Centrale, Garibaldi, Rogoredo, Darsena e Navigli. Dal 30 dicembre al 31 marzo, le forze dell'ordine potranno allontanare immediatamente coloro che si mostrano pericolosi e che hanno determinati precedenti o segnalazioni all'autorità giudiziaria per droga, reati contro la persona, armi e alcuni reati contro il patrimonio, come rapina, furto con scasso, danneggiamento e invasione di edifici.
La sicurezza delle città deve essere oggetto di tutela e promozione, ma le strategie adottate in materia devono sfuggire alla logica della pura comunicazione e a sviluppi illiberali.




