Guerra tra i soci del Genoa: A-Cap accusa il presidente Sucu, la tifoseria chiede verità
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Redazione Sport
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Mentre la squadra annuncia ufficialmente l'ingaggio di Daniele De Rossi sulla panchina, l'attenzione è catalizzata da una battaglia societaria che rischia di travolgere le sorti del club. La crisi di palazzo, che oppone il socio di minoranza A-Cap all’imprenditore Dan Sucu, assurto alla presidenza circa un anno fa, si inasprisce attraverso un comunicato ufficiale di rara durezza. Il gruppo statunitense, che in precedenza aveva commissariato i vecchi proprietari del gruppo 777 Partners, ha diramato un testo nel quale, rivolgendosi ad azionisti e tifosi, delinea una situazione di gravità estrema, attribuendo all’attuale dirigenza la responsabilità di aver “danneggiato il Genoa e ipotecato il suo futuro”.
Le accuse formali del socio A-Cap
Nel documento, che si presenta come una necessaria presa di posizione pubblica, A-Cap tiene a precisare la propria identità, definendosi un soggetto “del tutto distinto” dal precedente controllo esercitato dal gruppo 777. La società, che è stata scalzata dai vertici in seguito all’aumento di capitale sottoscritto da Sucu, descrive una “crisi che richiede un’azione immediata e decisiva”, dipingendo un quadro di gestione che avrebbe condotto il sodalizio, il più antico d'Italia, verso un pericoloso baratro. Le accuse, sebbene non dettagliate nei meccanismi operativi, sono esplicite nel loro intento denunciatorio e rappresentano un atto di accusa senza precedenti nella recente storia del club.
La protesta organizzata della Gradinata Nord
A fare da eco alle tensioni in seno alla proprietà, è scesa in campo anche la voce organizzata della tifoseria. Il gruppo 1893, facente parte della Gradinata Nord, ha esposto ieri sera fuori dallo stadio Luigi Ferraris uno striscione dal messaggio inequivocabile: “Ora basta… società fuori la verità”. Questo gesto di protesta, che segue un avvio di campionato definito il peggiorissimo nell'era dei tre punti, segnala una frattura profonda tra la base dei sostenitori e la dirigenza, percepita come opaca e lontana dal fornire risposte concrete alla crisi sportiva, culminata anche con la risoluzione del contratto del direttore sportivo.
Una crisi sportiva e istituzionale
Il cambio dirigenziale, con l’addio di Ottolini e l’arrivo di Diego Lopez, è stato interpretato da alcuni come un primo segnale di reazione, sebbene molti lo ritengano insufficiente di fronte all’entità dei problemi. La situazione, definita da più parti come “da allarme rosso”, richiederebbe scelte concrete e un’immediata inversione di rotta, caratterizzata da una trasparenza che fino ad ora è sembrata mancare. La necessità di una guida esperta, in grado di districarsi nelle complessità del calcio italiano, appare prioritaria in un momento in cui, come sottolineato da alcune voci, non sembra esserci spazio per ulteriori scommesse.




