Rapina a Sant'Angelo Lodigiano, il direttore del centro commerciale: “Siamo quasi al Far West”
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Redazione Interno
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Il pomeriggio di un torrido agosto nella Bassa lodigiana si è trasformato in una scena da film, ma senza la finzione della celluloide, quando cinque individui incappucciati hanno fatto irruzione nella gioielleria Gioielli di Valenza all'interno del centro commerciale Il Castello. L'assalto, avvenuto intorno alle 14 di giovedì 20 agosto, ha gettato nel panico clienti e commessi, lasciando dietro di sé una scia di vetrine in frantumi e un'evidente scia di polvere da sparo, metaforica ma anche molto concreta, data la violenza dell'irruzione.
A parlare, poche ore dopo il colpo, è stato il direttore della struttura, Alberto Bertoli, che non ha nascosto il proprio sconcerto per l'audacia dei malviventi, i quali hanno agito con una determinazione che, a suo dire, lascia intravedere scenari preoccupanti per la sicurezza quotidiana.
Un assalto in pieno giorno e la fuga verso la frontiera
Quanto accaduto nel cuore pulsante del centro commerciale, un luogo abitualmente frequentato da famiglie e pensionati, ha dell'incredibile per la tempistica e la metodica esecuzione. I rapinatori, con il volto coperto da passamontagna, non si sono fatti scoraggiare dalla presenza di numerosi testimoni, anzi, hanno agito con spregiudicatezza, impugnando martelli e sfondando le teche espositive per arraffare il maggior numero possibile di monili.
La scena, immortalata dai telefoni cellulari di alcuni avventori, mostra i cinque uomini uscire dal negozio carichi di borsoni pesanti, per poi inerpicarsi su un furgone grigio di grossa cilindrata, una Ford con targa del Canton Ticino, che li ha immediatamente allontanati dal parcheggio in direzione della campagna. Le immagini, divenute virali nel giro di pochi minuti, sono ora al centro dell'attenzione degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire ogni minimo frammento di quegli istanti convulsi.
Le indagini dei carabinieri e il rinvenimento del mezzo
I carabinieri della compagnia di Lodi, coordinati dalla procura, si sono messi subito al lavoro per dare un volto e un nome ai componenti della banda, scandagliando i sistemi di videosorveglianza non solo del centro commerciale, ma anche delle vie limitrofe. Una svolta significativa nelle indagini è arrivata con il ritrovamento del veicolo utilizzato per la fuga, abbandonato poche ore dopo il colpo davanti a un'abitazione privata nel comune di Inverno e Monteleone, a pochi chilometri dal luogo del misfatto.
L'auto, una Ford di grossa cilindrata con targa svizzera, è stata prontamente sequestrata e sottoposta a rilievi tecnici dai militari dell'Arma, che sperano di estrarre impronte digitali o tracce di Dna utili a identificare i fuggitivi. L'ipotesi che i rapinatori abbiano avuto un appoggio logistico nella zona, magari con un cambio di vettura, è al vaglio degli investigatori, i quali stanno allargando il raggio di ricerca anche oltre confine, data l'originale targa del Canton Ticino che potrebbe suggerire un collegamento con la Svizzera.
Il grido d'allarme del direttore Bertoli
Alberto Bertoli, direttore de Il Castello, ha espresso il proprio sgomento con parole che riecheggiano un senso di impotenza diffuso tra gli esercenti della zona. “Sono basito”, ha dichiarato a caldo, sottolineando come l'episodio rappresenti un salto di qualità nella percezione della sicurezza, superando quel confine invisibile che fino a ieri sembrava tenere lontana la criminalità violenta dagli orari di punta e dai luoghi affollati.
L'idea che un gruppo organizzato possa presentarsi in un centro commerciale nelle ore più calde della giornata per devastare un'attività commerciale, senza curarsi delle telecamere e dei testimoni, dipinge un quadro che il direttore ha definito “quasi da Far West”, un'iperbole che però rende l'idea dello stato d'animo di chi, ogni giorno, si affida alla legalità per garantire un servizio al pubblico.
Le parole di Bertoli, riportate dai quotidiani locali, riecheggiano la preoccupazione di un'intera categoria che si sente esposta a un rischio sempre più concreto, laddove la violenza sembra essersi liberata di quei freni inibitori che un tempo rappresentavano un deterrente naturale.
Le immagini dei testimoni e il lavoro sulla scena del crimine
I video girati dai clienti presenti all'interno del centro commerciale, nonostante la paura del momento, si sono rivelati un tassello fondamentale per le indagini, offrendo agli inquirenti una cronaca dettagliata dei movimenti dei rapinatori, dalla loro irruzione fino alla salita sul mezzo di fuga.
Nelle registrazioni, sebbene i volti siano irriconoscibili a causa dei passamontagna, si notano le modalità di movimento, il numero esatto dei complici e la tipologia di arnesi utilizzati per sfondare le bacheche, dettagli che potrebbero orientare le ricerche verso bande specializzate in questo genere di colpi.
La gioielleria, che ha subito ingenti danni strutturali oltre alla perdita del prezioso inventario, è stata transennata per consentire ai carabinieri del Ris di effettuare tutti i rilievi del caso, alla ricerca di tracce ematiche o di frammenti di vetro che possano incastrare i responsabili. L'intera comunità di Sant'Angelo Lodigiano segue con apprensione gli sviluppi, nella speranza che la giustizia faccia presto il suo corso, anche se il clima che si respira è di forte preoccupazione per un fenomeno che sembra aver superato ogni argine.
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