L'Agenzia delle Entrate e l'intelligenza artificiale: come si selezionano i controlli fiscali
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Redazione Economia
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L’impiego dell’intelligenza artificiale da parte dell’Amministrazione finanziaria sta modificando, in maniera profonda sebbene poco appariscente, i meccanismi di controllo sul territorio nazionale, costituendo una rivoluzione silenziosa i cui effetti si misurano già nell’attività quotidiana. Queste tecniche avanzate, come ha precisato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, non interferiscono direttamente con il contribuente, poiché il loro utilizzo è confinato a una fase preliminare, quella cosiddetta preistruttoria, che ha il solo scopo di individuare i soggetti da sottoporre a verifica. Un processo, questo, che si avvale di strumenti sofisticati per analizzare una mole imponente di dati, selezionando quelle anomalie che meritano un approfondimento da parte del personale umano, il quale rimane l’unico arbitro delle decisioni successive.
Un cambiamento già in atto
La trasformazione digitale in ambito fiscale, del resto, non è più una prospettiva futura ma una realtà consolidata, come emerso chiaramente durante un recente forum dedicato al settore. L’avvento dell’intelligenza artificiale, specialmente nelle sue forme più evolute come quella agentica, sta ridisegnando le prassi lavorative dei professionisti e sta modificando, in modo talvolta impercettibile, le relazioni tra imprese, consulenti e pubblica amministrazione. Si tratta di un’evoluzione che procede senza clamore, concentrandosi sull’efficienza e sulla precisione analitica, lontana da facili entusiasmi o da rappresentazioni fantascientifiche.
Le precisazioni sul metodo e i limiti etici
Lo stesso direttore Carbone è intervenuto per sgombrare il campo da possibili equivoci, sottolineando come qualsiasi soluzione tecnologica che potenzialmente metta a rischio i diritti dei cittadini venga considerata non una soluzione ma un problema. In quest’ottica, l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di non fare uso di intelligenza artificiale generativa, allontanando lo spettro di un “Grande Fratello” fiscale e prendendo le distanze da un impiego acritico di informazioni provenienti dai social media. L’approccio è quindi cautelativo e selettivo, volto a preservare le garanzie individuali pur sfruttando le potenzialità offerte dall’innovazione.
Sfatato il mito dell'algoritmo onnipotente
Una delle idee più suggestive, ma che deve essere nettamente confutata, è quella di un ipotetico pulsante che, una volta premuto, generi automaticamente la lista completa degli evasori. Questa visione, come ha affermato il direttore, non corrisponde alla realtà dei fatti, nemmeno in via approssimativa. L’algoritmo, per quanto raffinato, non è uno strumento risolutivo e definitivo; la sua funzione si limita a supportare l’istruttoria umana, evidenziando delle discrepanze che richiedono una valutazione successiva. Se un meccanismo del genere esistesse davvero, il fenomeno dell’evasione fiscale nel paese sarebbe stato già debellato, cosa che evidentemente non è avvenuta.




