Qualcomm presenta Snapdragon Wear Elite, il processore che porta l’intelligenza artificiale sui dispositivi da polso

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’edizione 2026 del Mobile World Congress di Barcellona, appena conclusasi, ha offerto uno spaccato piuttosto chiaro di quella che sarà la direzione dell’elettronica di consumo nei prossimi anni, e Qualcomm, come di consueto, ha giocato un ruolo da protagonista nel definire questa rotta. L’azienda di San Diego, infatti, ha colto l’occasione della fiera catalana per svelare il suo nuovo system-on-a-chip pensato per gli indossabili, lo Snapdragon Wear Elite, un componente che si preannuncia come un vero e proprio spartiacque per il settore degli smartwatch e non solo. La novità più rilevante, quella che gli ingegneri di Qualcomm hanno voluto mettere in risalto fin dal primo momento, risiede nell’integrazione di una Hexagon NPU dedicata, una mossa che di fatto trasforma questi dispositivi in piattaforme di intelligenza artificiale in grado di funzionare in completa autonomia, senza la necessità di una connessione costante al cloud.

Questa scelta progettuale, che porta per la prima volta sui chip per wearable le stesse architetture AI utilizzate nei processori per smartphone di fascia altissima, consente agli orologi e ad altri device di piccole dimensioni di eseguire localmente modelli linguistici complessi, con un numero di parametri che può arrivare fino a due miliardi. Le implicazioni pratiche sono notevoli, se si pensa alla possibilità di avere assistenti vocali realmente reattivi, funzioni di traduzione simultanea in tempo reale o una capacità di analisi dei dati biometrici molto più raffinata e contestuale, il tutto con tempi di risposta immediati e con il vantaggio non secondario di una maggiore tutela della privacy, dato che i dati personali non devono più abbandonare il dispositivo per essere elaborati.

Sul versante delle prestazioni pure, il nuovo chip, realizzato con un processo produttivo a 3 nanometri, promette un incremento notevole rispetto alla generazione precedente di processori Snapdragon Wear: Qualcomm parla di un aumento della potenza della CPU fino a cinque volte e di un balzo in avanti della grafica, affidata a una GPU Adreno A622, che può arrivare a essere sette volte più performante. A questo si aggiunge un sistema di connettività avanzato, che integra 5G RedCap per una connessione cellulare a basso consumo, Wi-Fi 6, Bluetooth 6.0 e supporto alla comunicazione satellitare NB-NTN, una dotazione che rende questi dispositivi pronti a operare in qualsiasi contesto, anche quando si esce dalla copertura delle reti tradizionali. E nonostante l’aumento della potenza di calcolo, l’efficienza energetica non è stata sacrificata: il nuovo processore, grazie a una gestione intelligente dei consumi, dovrebbe garantire una durata della batteria superiore fino al trenta per cento, con la possibilità di ricaricare rapidamente il dispositivo, raggiungendo metà della carica in una decina di minuti.

Una scelta strategica per il colosso coreano

L’annuncio di Qualcomm, per quanto tecnicamente rilevante, ha acquisito una risonanza ancora maggiore nel momento in cui, sul palco di Barcellona, è salito un alto dirigente di Samsung per confermare che il prossimo Galaxy Watch farà uso proprio di questo nuovo processore. In-Kang Song, executive vice president del team di strategia tecnologica della divisione MX di Samsung, ha dichiarato che questa scelta permetterà al nuovo orologio intelligente della casa di diventare un "compagno di benessere ancora più completo", sfruttando l'intelligenza artificiale on-device per offrire esperienze personalizzate e contestuali. La decisione è interessante perché segna una rottura rispetto alla tradizione recente del colosso coreano, che da diversi anni, precisamente dal modello Gear S del 2014, aveva sempre utilizzato processori proprietari della serie Exynos per i suoi dispositivi indossabili.

Non è ancora chiaro, però, se l’intera gamma dei prossimi orologi, che verosimilmente vedremo in estate nel corso di un evento Galaxy Unpacked, adotterà questo chip o se ci sarà una differenziazione interna. Le voci che circolano in rete, e che provengono da fonti vicine al settore, suggeriscono la possibilità che il modello Ultra, quello più orientato alle prestazioni e a un pubblico di sportivi e appassionati, possa effettivamente montare il nuovo Snapdragon Wear Elite, mentre i modelli base, come il Galaxy Watch 9, potrebbero continuare a utilizzare un processore Exynos, seguendo una strategia di dual-sourcing ormai collaudata per gli smartphone della casa. Questa ipotesi, se confermata, permetterebbe a Samsung di posizionare il suo wearable di punta come un dispositivo all’avanguardia dal punto di vista dell’elaborazione AI, mantenendo al contempo un maggior controllo sui costi e sulla filiera per i modelli di volume.

Oltre gli orologi: la connettività del futuro secondo Qualcomm

La presenza di Qualcomm al MWC, però, non si è limitata alla presentazione del nuovo chip per wearable. L'azienda californiana ha infatti mostrato le sue carte anche per quanto riguarda il futuro della connettività, con un occhio di riguardo al Wi-Fi 8 e alle reti 6G. Per quanto riguarda il nuovo standard di rete wireless, nonostante il Wi-Fi 7 stia iniziando solo ora a fare capolino sui dispositivi di punta, Qualcomm ha già pronta una soluzione, il FastConnect 8800, un controller in grado di supportare configurazioni a 4x4 con antenna, che promette velocità di trasmissione fino a 10 Gbps, un valore che inizia ad avvicinarsi pericolosamente a quello delle connessioni cablate in fibra ottica. L'approccio, come è facile intuire, non è più incentrato esclusivamente sul superamento dei record di velocità, ma punta piuttosto a migliorare l'affidabilità e l'efficienza della connessione in ambienti densamente popolati da dispositivi, riducendo la latenza e ottimizzando l'uso dello spettro disponibile.

Parallelamente, Qualcomm ha delineato la sua visione per il 6G, la tecnologia di rete mobile che dovrebbe fare il suo debutto sul mercato intorno al 2029. Sebbene i dettagli siano ancora in larga parte da definire a livello di standardizzazione, l'azienda immagina un'integrazione sempre più profonda tra intelligenza artificiale e infrastruttura di rete, con reti in grado di auto-configurarsi e di ottimizzare dinamicamente le risorse in base alle esigenze specifiche di ogni singola applicazione e dispositivo. Un'architettura, questa, che punta a rendere l'AI una componente pervasiva, capace di operare su tutti i livelli, dal chip nel nostro polso fino all'infrastruttura di rete globale, in un ecosistema dove l'elaborazione dei dati avviene in modo distribuito, tra cloud, edge e dispositivo finale, a seconda della necessità del momento.

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