Cecilia Sala liberata, il ruolo cruciale dell'intelligence italiana
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Redazione Interno
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La situazione per il rilascio di Cecilia Sala, giornalista italiana detenuta in Iran per 21 giorni, si è sbloccata definitivamente nella notte, grazie a un'operazione diplomatica e di intelligence complessa e delicata. Il direttore dell'Aise, il prefetto Caravelli, si è recato a Teheran per un ultimo colloquio e per accompagnare Sala a Roma, segnando la conclusione di un lavoro intenso e coordinato tra il ministero degli Esteri, l'intelligence e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha partecipato a più riunioni per garantire il successo dell'operazione.
Il rilascio di Sala, avvenuto dopo quasi tre settimane di detenzione, è stato accolto con sollievo e gratitudine da parte delle autorità italiane. La giornalista, al suo ritorno, ha inviato un messaggio vocale ai colleghi di Chora Media, esprimendo la sua gioia per essere tornata in Italia. La direttrice di Chora Media, Francesca Milano, ha dichiarato che temevano tempi più lunghi per il rilascio, vivendo in un costante stato di apprensione.
L'operazione, che ha visto la partecipazione attiva di diverse istituzioni italiane, è stata resa possibile anche grazie al via libera del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha autorizzato il rilascio dell'ingegnere iraniano Abedini da parte dell'Italia, come parte di un accordo bilaterale. Questo scambio ha rappresentato la seconda fase dell'accordo, dopo il ritorno di Sala da Teheran.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha svelato i dettagli dell'operazione, sottolineando il grande lavoro di squadra che ha portato al successo della missione.




