Un bambino di sette anni precipita dal settimo piano a Bari, gravissimo al policlinico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un bambino di sette anni – affetto da autismo, secondo le prime informazioni raccolte – si trova ricoverato in condizioni disperate presso la shock room del policlinico di Bari, dopo essere precipitato dal balcone di una palazzina situata al settimo piano del quartiere San Paolo. Il piccolo, arrivato sul posto in arresto cardiaco nonostante l’intervento tempestivo del personale del 118, è stato intubato dai medici che ora ne tentano la rianimazione senza che, al momento, si possano ancora formulare previsioni sull’esito di un quadro clinico già definito gravissimo. La caduta, la cui dinamica resta ancora tutta da accertare, sarebbe avvenuta da un’altezza considerevole: i rilievi dei carabinieri, intervenuti sul posto insieme ai sanitari, dovranno chiarire se il bambino si trovasse incustodito sul balcone o se invece qualcuno fosse presente nell’appartamento al momento del volo.

Le indagini dei carabinieri e il contesto familiare

Sull’episodio – che ha sconvolto il rione San Paolo, dove la palazzina di via Leotta è stata subito presidiata dalle forze dell’ordine – hanno avviato un’inchiesta i carabinieri, incaricati di ricostruire ogni minuto antecedente la caduta. Stando a quanto emerso finora, il bambino viveva con la madre; il padre, invece, si trova attualmente detenuto. Un elemento, quest’ultimo, che non ha alcuna correlazione diretta accertata con la caduta, ma che gli investigatori stanno verificando per comprendere eventuali situazioni di fragilità o di carenza nella supervisione del minore. Nessuna ipotesi viene al momento esclusa, nemmeno quella di un tragico incidente domestico: il piccolo potrebbe essersi sporto oltre la ringhiera o aver scavalcato il parapetto in un momento di distrazione dei presenti, ammesso che con lui vi fosse qualcuno.

Le condizioni disperate e la corsa in ospedale

Il codice rosso con cui il bambino è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso non lasciava già allora margini di ottimismo: il referto del 118 parlava di un arresto cardiaco in corso, circostanza che imponeva ai sanitari di procedere immediatamente con le manovre di rianimazione all’arrivo in ospedale. Ora il piccolo si trova nella shock room – l’area destinata ai pazienti critici – intubato e sostenuto dalle macchine, mentre i medici del policlinico lavorano senza sosta per stabilizzarlo. Non è chiaro se abbia riacquistato un minimo di attività cardiaca spontanea, né se le lesioni riportate, compatibili con un impatto ad alta velocità contro l’asfalto, abbiano compromesso in modo irreversibile gli organi vitali.

Dinamiche ancora da accertare tra ipotesi investigative e silenzi

I carabinieri stanno ascoltando i vicini e chiunque potesse avere utili elementi, mentre dalla palazzina di via Leotta – dove la caduta sarebbe avvenuta – non sono ancora emerse testimonianze decisive. Una delle piste seguite dagli inquirenti è quella di un possibile momentaneo allontanamento della madre o di chi si prendeva cura del bambino: il fatto che il minore fosse affetto da autismo rende ancora più complessa la valutazione della sua autonomia di movimento e della sua percezione del pericolo. Nessuna accusa è stata formalmente avanzata, e al momento l’inchiesta resta aperta in attesa dei rilievi tecnici, degli esami medici e delle dichiarazioni che potranno chiarire se si sia trattato di un evento tragico ma accidentale oppure di una colposa omissione di sorveglianza.

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