Matteo Bassetti derubato a Milano, lo sfogo sui social: “Città piena di brutta gente, complimenti a chi la gestisce”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La serata doveva trascorrere tra amici, in un noto ristorante della movida meneghina, e invece si è trasformata in un amaro risveglio al momento di fare ritorno a Genova. Matteo Bassetti, infettivologo e direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico San Martino, ha denunciato tramite il suo profilo Instagram un furto subito nella serata di venerdì 13 marzo, mentre la sua automobile era parcheggiata in viale Majno, nel cuore del capoluogo lombardo, a due passi da Porta Venezia. Il medico, come egli stesso ha raccontato in un video pubblicato sulle sue storie, aveva lasciato il veicolo incustodito per la durata della cena, convinto, forse anche per la zona illuminata e centrale, di poterlo ritrovare intatto. Così non è stato: al suo rientro, la scoperta dell’amara sorpresa con l’auto che presentava chiari segni di essere stata visitata da malintenzionati.

A essere sottratti, secondo la ricostruzione fornita dal professore, sarebbero stati due bagagli che si trovavano all'interno dell'abitacolo, contenenti principalmente effetti personali come vestiti e un paio di scarpe. Bassetti ha subito ipotizzato una dinamica ben precisa per spiegare l'accaduto, una tecnica, purtroppo, sempre più diffusa e che non lascerebbe segni di effrazione sulle serrature. Non ci sarebbe stato, infatti, alcun scasso fisico, nessun vetro rotto, ma l’utilizzo di un cosiddetto “disturbatore di frequenze” o “jammer”, un apparecchio elettronico in grado di bloccare il segnale della chiusura centralizzata al momento dell’azionamento del telecomando da parte del proprietario, consentendo così ai ladri di aprire le portiere come se nulla fosse. «Probabilmente hanno usato un telecomando che ha aperto l’auto – ha spiegato il medico nel suo sfogo social – quindi fate attenzione».

Ma al di là del danno materiale, ciò che emerge con forza dalle parole del direttore del San Martino è un profondo senso di amarezza e di critica verso il contesto in cui il fatto è avvenuto. «Grazie Milano, questa è la sicurezza della città, in pieno centro macchina svaligiata: è bello venire a trovarvi e trovare questa delinquenza», ha dichiarato con tono volutamente sarcastico. Un’invettiva che si è fatta via via più dura, tanto da estendere la sua recriminazione a coloro che, a suo dire, avrebbero la responsabilità di garantire l’ordine e la tranquillità pubblica. «Bisogna fare i complimenti a chi la gestisce, a chi gestisce la sicurezza in questa città», ha aggiunto, sottolineando come Milano si presenti ormai come una realtà «difficile, piena di delinquenza e di brutta gente, un brutto esempio per il nostro paese».

Il paragone con la Milano del passato e la paura di oggi

Nel racconto del virologo affiora anche un confronto con la memoria personale, un paragone che rende ancora più stridente l’episodio vissuto. Bassetti, che pure ha sempre dichiarato un certo legame con la città, ha rievocato i tempi in cui frequentava Milano senza particolari timori, quando andava a trovare una zia che risiedeva in via Vittor Pisani, a pochi passi dalla Stazione Centrale. «Adesso invece quando arrivo in Centrale io ho paura», ha confessato, lasciando trasparire un sentimento che definisce ormai radicato. Un’emozione che lo ha portato a un paragone forse inaspettato: quello con gli anni Ottanta, quando, come ha ricordato, «prima di scendere dalla macchina staccavamo l’autoradio per evitare che venisse rubata». Un’immagine, questa, che restituisce la dimensione di un disagio percepito come un ritorno al passato, a un’epoca in cui alcune precauzioni erano all’ordine del giorno.

Il medico, che risiede a Genova dove lavora e dove dice di non aver mai subito episodi analoghi pur parcheggiando l’auto senza particolari patemi, ha voluto lanciare un messaggio che andasse al di là della semplice denuncia personale. Nel suo video, ha invitato i suoi follower a prestare la massima attenzione, quasi a voler mettere in guardia chiunque si appresti a vivere la città, sia esso un residente o un visitatore occasionale. Il furto, per quanto riguarda la dinamica, non ha visto l’uso della forza, ma l’astuzia tecnologica, e questo aspetto, per Bassetti, diventa il simbolo di una vulnerabilità diffusa. «Dispiace, è bene che tutti sappiano come è oggi la città», ha concluso, affidando ai social non solo lo sfogo del momento, ma anche una riflessione più ampia sullo stato di un capoluogo che, ai suoi occhi, avrebbe smarrito la sua vocazione all’accoglienza.

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