L’azzardo non si ferma: nuovo record di raccolta e sei Gratta e Vinci online in arrivo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In Italia il settore del gioco d’azzardo continua a macinare cifre da capogiro, indifferenti alla crescita delle allarme sociale e alle richieste di intervento. Nel 2025 la raccolta complessiva ha toccato quota 165,34 miliardi di euro, superando i 164,6 miliardi stimati in precedenza e segnando un nuovo primato nazionale. Il dato, elaborato sui più recenti bollettini del Ministero dell’Economia, certifica un incremento del 5 per cento rispetto all’anno precedente, con una progressione che non accenna a fermarsi.

A trainare la crescita è soprattutto il comparto online, dove si è giocata una cifra pari a 100,88 miliardi di euro, in aumento del 9 per cento sul 2024.

Le nuove lotterie istantanee autorizzate da Adm

Mentre il dibattito pubblico torna a interrogarsi sui costi sociali del fenomeno, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha dato il via libera a sei nuove lotterie istantanee telematiche della famiglia “Multiprice Iota”, proposte dal concessionario Lotterie Nazionali all’interno del piano marketing 2026. La caratteristica di questi giochi è il prezzo differenziato a parità di struttura: il giocatore sceglie quanto puntare e le vincite crescono in proporzione. Le versioni autorizzate vanno da un taglio minimo di 10 centesimi fino a un massimo di 5 euro, con premi che partono dai 1.000 euro della giocata più bassa e salgono fino ai 50.000 euro del taglio maggiore. Ciascuna lotteria debutta con un lotto iniziale di un milione di giocate e un payout fissato al 78 per cento, mentre i premi fino a 50.000 euro vengono accreditati direttamente sul conto di gioco, senza necessità di recarsi allo sportello.

L’ampliamento del catalogo si inserisce in un quadro normativo in profonda trasformazione, avviato con il decreto legislativo n. 41 del 2024 e proseguito con il regolamento generale delle lotterie istantanee approvato nel novembre 2025. A gennaio, una determinazione direttoriale ha fissato le nuove modalità di calcolo del pay-out, stabilendo che il valore medio di restituzione della raccolta in vincite non può superare il limite del 75 per cento, calcolato sull’insieme delle lotterie attive anziché sul singolo prodotto.

Il concessionario è tenuto a fornire mensilmente all’Agenzia i dati relativi alle vendite e ai premi effettivamente riscossi, accompagnati da una stima prospettica delle vendite nei dodici mesi successivi.

I conti che non tornano per le casse pubbliche

Nonostante la crescita vertiginosa dei volumi, il rapporto tra gettito erariale e raccolta continua a comprimersi. Nel 2025 lo Stato ha incassato 11,47 miliardi di euro dal comparto, pari all’1,72 per cento delle entrate tributarie totali, ma con una contrazione dello 0,74 per cento rispetto all’anno precedente.

La causa principale risiede nel mutamento della composizione del mercato: il calo del peso delle slot e delle videolotterie, ancora responsabili di metà del gettito ma solo del 19 per cento della raccolta, è compensato dalla forte espansione dell’online, caratterizzato da payout più elevati e tassazione sul margine. Il risultato è che l’online, pur rappresentando circa il 60 per cento della raccolta complessiva, genera meno del 13 per cento del gettito.

La distribuzione territoriale del fenomeno conferma l’esistenza di profonde disuguaglianze. Le regioni meridionali registrano una spesa pro capite nettamente superiore alla media: in Campania si sfiorano i 3.862 euro per abitante, contro i 1.786 euro del Trentino-Alto Adige e i 1.927 euro del Veneto. Le perdite pro capite sono più alte al Sud in valore assoluto, con la Campania che tocca i 482 euro contro una media nazionale di 371 euro.

Il paradosso è che proprio le aree più povere, dove il gioco è correlato negativamente con il reddito e positivamente con disoccupazione e deprivazione materiale, producono proporzionalmente meno gettito, perché prevalgono giochi online con margini più bassi per lo Stato.

Il nodo della prevenzione e le risorse vincolate

Sul fronte della tutela della salute, i numeri restano drammaticamente esigui. Lo Stato destina solo lo 0,3 per cento del gettito complessivo a prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo, per un totale di 32,2 milioni di euro vincolati. Una cifra che appare irrisoria se rapportata ai 21,9 miliardi di euro di perdite nette registrate dai giocatori nel solo 2025.

La Consulta Nazionale Antiusura, intervenendo sul tema, ha denunciato quello che ha definito un “grave e inaccettabile bavaglio informativo”, sostenendo che le istituzioni non condividono in maniera completa e trasparente i dati sul consumo effettivo di gioco, in particolare per il comparto online e per le dimensioni territoriali.

Le proiezioni per il 2026 non lasciano presagire inversioni di tendenza. Nei primi tre mesi dell’anno la raccolta ha già raggiunto i 45,44 miliardi di euro, con un incremento superiore al 17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Se il trend dovesse mantenersi, a fine anno si supererebbe quota 190 miliardi, alimentando un volume d’affari che vale ormai il 7,3 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

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