Psg-Arsenal, la rivincita dei gunners in una finale dal sapore amaro per i campioni in carica
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Redazione Sport
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Budapest si prepara a vestirsi di calcio che conta, quello capace di trasformare novanta minuti - o forse di più, chissà - in un pezzo di storia per chi vince e in una ferita per chi perde.
La Puskás Aréna, stasera alle 18, ospita una sfida che profuma di rivalsa più che di semplice gloria: da una parte il Psg di Luis Enrique, campione in carica dopo aver spezzato un digiuno storico (quella coppa dalle grandi orecchie che era mancata per un'intera esistenza societaria) e dall'altra l'Arsenal di Mikel Arteta, un gigante inglese che questa coppa la desidera da sempre, da quelle notti in cui vide svanire il sogno tra le mani di un Barcellona incontenibile.
L'ora della verità si anticipa, Budapest nel segno del fattore X
Ciò che colpisce, leggendo il comunicato della Uefa che ha giustificato l'orario inconsueto, è la volontà di rendere l'evento più "accessibile a famiglie e bambini". Una scelta che spezza la tradizione delle finali delle 21, un anticipo logistico pensato per ottimizzare i trasporti, ma che non toglie un briciolo di tensione a un match che, per i londinesi, rappresenta l'occasione della vita. Vent'anni fa, infatti, la sconfitta contro il Barcellona lasciò un segno indelebile; e se Colin Firth fosse qui, chissà che non lo leggerebbe come un destino.
I gunners arrivano a questa sfida dopo aver strappato il titolo in Premier (un'impresa attesa ventidue anni) e dopo aver sfilato nella fase a gironi con otto vittorie su otto, dimostrando una solidità difensiva impressionante: appena sei reti subite in tutto il torneo.
L'epopea dei campioni contro la macchina da guerra di Arteta
Dall'altra parte, il Psg non è certo uno spettatore passivo. Luis Enrique, genio considerato artefice di una rinascita post-Mbappé, cerca il bis consecutivo dopo il 5-0 rifilato all'Inter nella scorsa edizione. Il cammino dei parigini è stato tortuoso, quasi epico: usciti undicesimi dalla fase a gironi, hanno eliminato Chelsea, Liverpool e un Bayern Monaco combattivo, con un 6-5 complessivo che sa di partita a scacchi e di finalissima del Trono di Spade.
Se l'Arsenal è la forza dell'ordine (qualcuno li paragona a una squadra che non molla mai l'osso), il Psg è l'istinto, il talento di Dembélé e Kvaratskhelia messo al servizio della verticalità. E sarà proprio lo scontro tra queste due filosofie a decidere chi alzerà la coppa.
Una finale che si gioca nei dettagli, tra assenze e panchine profonde
Mikel Arteta dovrà fare a meno di Ben White, mentre per il Psg non ci sono defezioni particolari; piccoli dettagli, certo, ma in una gara secca come questa le assenze pesano come macigni. I pronostici? Molti vedono i francesi favoriti, complice l'esperienza della vittoria dell'anno scorso, ma l'Arsenal ha dimostrato di saper soffrire, di vincere anche quando non gioca bene (come successo nella corsa al titolo inglese).
Per i londinesi sarebbe la prima Champions della storia, un traguardo che sfiora la leggenda, mentre per Luis Enrique sarebbe il terzo trionfo personale dopo quelli con il Barcellona. Una partita che si gioca sugli episodi, insomma, e che per la prima volta (almeno per gli italiani) non sarà visibile in chiaro: esclusiva Sky, con diretta dalle 17, per un evento che promette di illuminare Budapest nonostante l'orario anticipato.




