Roma, neonato salvato tra la droga e i rifiuti: il compagno della madre finisce in manette

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il materasso, poggiato direttamente su un pavimento che il buon senso avrebbe dovuto ricoprire, era sporco e malridotto; sopra, disteso e completamente nudo – fatta eccezione per una misera copertina che cercava invano di proteggerlo dall’umido – giaceva un bambino di appena quindici giorni. È questa la scena, descritta senza possibilità di appello dagli agenti intervenuti, che si è parata davanti agli occhi della Polizia Locale di Roma Capitale quando, su delega della Procura per i Minorenni, hanno fatto irruzione in un appartamento fatiscente situato nel IV Municipio, alla periferia est della capitale. Il piccolo, circondato da calcinacci, muffe proliferate sulle pareti deteriorate e rifiuti di ogni genere, è stato tratto in salvo in quello che i sanitari hanno definito un intervento in extremis, considerato lo stato di abbandono e l’esposizione a agenti patogeni letali per un organismo così fragile.

Le indagini, condotte meticolosamente dal personale del Reparto Nae (Nucleo Assistenza Emarginati) del VII Gruppo Appio, erano scattate a seguito di un comportamento quanto mai sospetto della madre. La donna, una trentunenne italiana, aveva infatti sottratto il neonato al personale sanitario immediatamente dopo il parto, sottraendosi in questo modo ai protocolli ospedalieri che impongono terapie fondamentali e controlli post-partum essenziali per la sopravvivenza del bambino. I primi accertamenti, effettuati presso l’abitazione di residenza della coppia nel VII Municipio, avevano dato esito negativo: nessuno si trovava in quel luogo. Non demordendo, gli agenti hanno proseguito le ricerche fino a individuare il secondo domicilio, dove hanno trovato il piccolo e, insieme a lui, un vero e proprio bazar della droga.

Oltre ottomila dosi pronte per lo spaccio e un passato oscuro

All’interno di quell’appartamento, infatti, gli investigatori non hanno trovato solo il degrado. Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti circa cinque chilogrammi netti di sostanze stupefacenti, un mix letale di marijuana e hashish. La successiva analisi, condotta presso il Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, ha rivelato una percentuale di principio attivo pari al 18%, una purezza elevata che avrebbe fruttato ai trafficanti una cifra stimata tra i 60.000 e i 70.000 euro; quel quantitativo, calcolato dagli esperti, sarebbe stato sufficiente per confezionare circa 8.000 dosi (7.914 per l’esattezza), pronte per essere immesse nelle piazze di spaccio della capitale.

Alla vista di quella mole di sostanze illecite e del materiale per il taglio e il confezionamento, gli agenti hanno proceduto all’arresto del compagno della madre, un uomo di 49 anni di nazionalità romena. Portato davanti all’Autorità Giudiziaria, per lui è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari – presso un’abitazione diversa da quella del ritrovamento – in attesa del processo con rito direttissimo che lo vedrà imputato per detenzione illegale di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. La compagna, la madre del bimbo, è stata invece denunciata a piede libero.

Un elemento che aggiunge ulteriore gravità al quadro, e che non è sfuggito agli inquirenti, riguarda la storia personale della coppia. L’uomo e la donna, come accertato dalle banche dati, risultano già coinvolti in un procedimento penale per omicidio colposo; un procedimento, quest’ultimo, legato alla morte di un altro figlio della coppia, avvenuta lo scorso anno. Il neonato, deceduto pochi giorni dopo la nascita, aveva contratto una meningite fulminante e una letale infezione polmonare a causa dell’ingestione di liquido amniotico, conseguenze dirette di un parto avvenuto in casa senza alcuna assistenza medica.

Il salvataggio e l’affidamento alle cure dei sanitari

Per il neonato di quindici giorni, ancora in fase di allattamento esclusivo, si è aperta immediatamente una finestra di speranza. Strappato a quell’inferno di sporcizia e sostanze psicotrope, il piccolo è stato immediatamente affidato alle cure dei sanitari presso una struttura ospedaliera specializzata in neonatologia. Qui, lontano dalla muffa e dai fumi della droga, i medici stanno monitorando il suo stato di salute per scongiurare conseguenze permanenti dovute all’esposizione all’ambiente malsano e alla mancanza delle terapie essenziali nei primi quindici giorni di vita.

L’intervento della Procura per i Minorenni, che aveva delegato le indagini, è ora cruciale per decidere il futuro del neonato. L’Autorità Giudiziaria Minorile dovrà valutare l’affidamento a lungo termine, tenendo conto della totale incapacità genitoriale dimostrata dalla coppia non solo con i fatti attuali, ma anche con il precedente tragico che li vede già sotto processo. Per il momento, il piccolo è sotto la protezione dello Stato, in un ambiente sterile e sicuro che contrasta violentemente con il materasso lercio su cui è stato ritrovato.

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