Yamaha peggiorata, alla M1 2026 manca tutto: l'analisi spietata di Quartararo
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Redazione Sport
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Pre-campionato difficile per Yamaha, sicuramente il costruttore MotoGP messo peggio in questo momento: Quartararo senza aspettative a Buriram. Tanti cambiamenti, tanto lavoro, ma Yamaha è ancora lontana dall'essere di nuovo competitiva in MotoGP. Sicuramente era impensabile colmare il divario rispetto a Ducati e ad Aprilia in pochi mesi, però i piloti speravano che il nuovo progetto V4 consentisse di fare dei progressi rispetto al 2025. Invece, i primi riscontri cronometrici, emersi dai test thailandesi che precedono il Gran Premio di Thailandia, raccontano una realtà ben diversa e decisamente più amara per la casa di Iwata. Il nuovo propulsore, un V4 che abbandona lo storico quattro cilindri in linea, non ha finora portato i benefici sperati, anzi. La M1, nella versione 2026, non solo non ha ridotto il distacco dalle rivali, ma addirittura, e questo è il dato più preoccupante, ha fatto segnare un passo gara più lento di sette o otto decimi rispetto a quello dello scorso anno sullo stesso asfalto. Un’involuzione tecnica, questa, che getta ombre cupe sull’intera stagione che sta per cominciare.
Il ritardo cronico e la mancanza di una base solida
Il divario prestazionale emerso a Buriram è apparso subito evidente a chiunque osservasse i tempi sul tabellone. Fabio Quartararo, pur essendo il più rapido tra i portacolori del marchio nipponico, ha concluso le sessioni di prova con un distacco di oltre un secondo dal leader, Marco Bezzecchi in sella all'Aprilia. Un gap enorme, che diventa ancora più significativo se si analizza la velocità di punta: la M1 accusa un ritardo di circa 10 km/h rispetto alle Ducati e alle Aprilia, un handicap pesantissimo su circuiti stop & go come quello thailandese. Il dato, però, non è isolato. Ciò che preoccupa maggiormente il campione del mondo del 2021 è la sensazione di non avere un punto di partenza stabile su cui lavorare. “Non credo che Yamaha abbia ancora un piano per migliorare, in sei mesi non abbiamo trovato un modo per essere più veloci”, ha dichiarato il francese, sintetizzando con amarezza lo stallo tecnico in cui versa il progetto. Lui stesso ha raccontato di non essere mai riuscito a effettuare due run consecutivi con la stessa moto, a causa dei continui e vani cambi di setting che non hanno mai portato a un reale miglioramento del feeling o del cronometro. La mancanza di una base di riferimento, almeno per il suo stile di guida, costringe gli ingegneri a cercare soluzioni in modo frammentario, quasi alla cieca, senza una direzione chiara e condivisa.
La gestione problematica del nuovo motore e la carenza di materiale
La situazione, però, non è critica solamente dal punto di vista delle prestazioni pure. L’esordio del nuovo V4 è stato tormentato anche da problemi di affidabilità e di gestione logistica che hanno ulteriormente complicato il programma di lavoro. Già a Sepang, in Malesia, un guasto tecnico aveva limitato i km in pista, ma in Thailandia si è toccato il fondo con un episodio quasi surreale. Nel corso della seconda giornata di test, i piloti ufficiali, Quartararo e Álex Rins, si sono ritrovati con una sola moto a disposizione ciascuno. Il motivo, spiegato dal team director Massimo Meregalli, è che le altre unità avevano raggiunto il chilometraggio massimo consentito per i motori, e i nuovi propulsori freschi di fabbrica non erano ancora arrivati in tempo in Thailandia. Un’ammissione di impreparazione non da poco per un costruttore che partecipa al campionato del mondo, e che lascia intendere quali difficoltà organizzative e di sviluppo si celino dietro le quinte. La decisione, obbligata, di preservare il poco materiale disponibile ha di fatto limitato le ore di lavoro in pista, preziose in questa fase per comprendere a fondo le dinamiche della nuova moto. Meregalli ha parlato chiaramente di “processo di apprendimento” e ha annunciato che le specifiche del motore utilizzate in Thailandia saranno le stesse con cui si affronterà la prima parte di stagione, visto che non c’è ancora un calendario preciso per l’introduzione della prima evoluzione.
La chiarezza sul futuro e l’elogio alla Honda
In un contesto di così marcata difficoltà tecnica, la posizione di Fabio Quartararo è diventata di conseguenza sempre più definita e, per certi versi, distaccata. Il pilota di Nizza, da tempo in rotta con la casa giapponese per la mancanza di competitività, ha lasciato intendere senza troppi giri di parole di aver già preso una decisione sul suo futuro per il 2027. Pur senza ufficializzare il passaggio, che le indiscrezioni danno per certo alla Honda, il francese ha parlato di una scelta chiara che lo aiuta mentalmente ad affrontare questo periodo difficile. Una serenità ritrovata che stride con il nervosismo in pista, ma che gli permette di guardare ai 22 Gran Premi in calendario con un approccio più pragmatico. Alla vigilia del weekend di gara, gli è stato chiesto cosa pensasse della Honda, e la sua risposta è stata eloquente: “Penso sia una bella moto”. Un commento secco ma significativo, che arriva dopo anni di critiche e appelli accorati alla Yamaha per avere una moto all’altezza del suo talento. La prospettiva di unirsi al progetto HRC, nonostante le recenti difficoltà anche della casa dell’ala dorata, sembra rappresentare per lui una via d’uscita credibile e un nuovo stimolo per il futuro.




