Il sogno del tri-fold si infrange sul costo della memoria: Samsung ritira Galaxy Z TriFold dopo soli tre mesi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un’aria di resa incondizionata, a Suwon, che nemmeno i risultati stellari della divisione semiconduttori riescono a dissipare del tutto. Perché il bello, per Samsung, quest’anno è durare. E il suo gioiello più ambizioso, il primo smartphone tri-fold dell’azienda, il Galaxy Z TriFold, non ce l’ha fatta. Lanciato in Corea del Sud a dicembre del 2025, arrivato negli Stati Uniti il 30 gennaio del 2026 al prezzo non proprio popolare di 2.899 dollari — e da noi, per chi lo avesse inseguito, a cifre da capogiro —, il dispositivo è già stato messo formalmente in liquidazione. Una volta esaurite le scorte residue, zero. Fine dell’esperimento. Una vita commerciale di appena tre mesi che, per un prodotto concepito come una dichiarazione di intenti tecnologica, sa quasi di beffa.

Un margine ridotto all’osso dalla tempesta dei componenti

Il problema, spiegano gli analisti che seguono il mercato dei componenti, non è certo la mancanza di appeal. Anzi, ogni volta che Samsung ha messo online un lotto di Galaxy Z TriFold — parliamo di quantità infinitesimali, poche migliaia di pezzi per volta — questi sono andati esauriti in pochi minuti, con acquirenti disposti a scatenare aste al rialzo sul mercato secondario. Il nodo è la redditività. O meglio, la sua assenza. Costruire un oggetto del genere, con un doppio sistema di cerniere, uno schermo da 10 pollici che si piega in tre punti e una scheda tecnica che non bada a spese (processore Snapdragon 8至尊定制版, 16 GB di RAM e 1 TB di storage), ha un costo tale da rendere il prezzo di listino di 2.899 dollari non più sostenibile.

La tempesta perfetta si è scatenata quando il prezzo della memoria RAM — quella che dentro un dispositivo di questa fascia rappresenta una voce di costo enorme — ha cominciato a raddoppiare in pochi mesi. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche, con il conflitto in corso in Iran che ha creato scompiglio nelle rotte logistiche e un conseguente aumento dei costi di trasporto, come riportato da fonti vicine al gruppo coreano e rilanciato da Bloomberg. In pratica, Samsung si è trovata a vendere un’opera d’arte ingegneristica a un prezzo che non copriva nemmeno più i pezzi per costruirla. Una situazione paradossale, se si considera che la casa madre è uno dei maggiori produttori al mondo di quei chip che stanno strangolando la sua divisione mobile.

L’incubo dei conti e la rivendita dei distributori

La crisi, però, non si ferma alla cancellazione di un prodotto che molti, internamente, avevano già classificato come una vetrina tecnologica più che come un cavallo di battaglia. Le ripercussioni stanno scavando un solco profondo nei conti del settore Mobile eXperience (MX). Secondo quanto emerso da rapporti finanziari interni, il margine operativo della divisione, che nel primo trimestre del 2025 veleggiava attorno all'11%, rischia ora di precipitare verso l'1%, con il timore concreto di chiudere il trimestre in perdita. Una mazzata che ha già portato a misure drastiche: niente più voli in business class per i dirigenti, nemmeno per quelli con un certo status, e una cura dimagrante su tutte le spese non essenziali.

E poi c'è la faccenda dei distributori, che ha assunto i contorni di una piccola rivolta. Per tamponare la falla, il management coreano ha pensato bene di spremere gli intermediari, tagliando i loro margini e spingendo per un modello di vendita diretto al consumatore che tagliasse i costi. Una mossa che ha scatenato l'ira dei rivenditori, specialmente in piazze come Dubai, dove il malcontento ha portato a una violazione sistematica degli accordi di embargo: così, interi stock di Galaxy S26 Ultra, l'ultimo nato della casa, sono finiti sul mercato grigio prima ancora della presentazione ufficiale, mandando all'aria la strategia di lancio.

Il paradosso di un prodotto finito troppo presto

Che il Galaxy Z TriFold fosse un esperimento lo si era capito subito. Non è mai stato messo nei piani delle grandi catene, venduto solo online da Samsung, con campagne pubblicitarie quasi inesistenti. Doveva essere la dimostrazione che la casa poteva farlo, un oggetto di desiderio per early adopter facoltosi. E in effetti, chi lo ha comprato si è trovato tra le mani un pezzo di storia: uno schermo che si apre fino a 10 pollici con un rapporto d'aspetto perfetto per i video, una qualità costruttiva impeccabile.

Ma la finestra temporale di questo sogno è stata brevissima. La conferma che non ci saranno sconti, che non si tenterà nemmeno di smaltire lenti stock, la dice lunga sulla gravità della situazione. Samsung non può più permettersi di sperimentare. Con il prezzo della memoria fuori controllo e la logistica in tilt, anche il più bel fiore all'occhiello diventa un lusso che il conto economico non può più tollerare. Il destino del Galaxy Z TriFold è sigillato: esaurito il poco che resta, sparirà dagli scaffali virtuali, lasciando il campo a un futuro incerto per gli smartphone pieghevoli. Per vederne un altro bisognerà attendere tempi migliori, o magari un ripensamento che oggi, con i conti in rosso, appare quanto mai lontano.

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