Giro d’Italia 2026, Vingegaard parte dalla Bulgaria per la caccia al triplete

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La carovana rosa si appresta a invadere le strade bulgare, dando il via ufficiale domani a quella che si preannuncia come la 109esima edizione di una corsa che, dal 1909, rappresenta il termometro del ciclismo mondiale.

È proprio dalla città di Nesebăr, patrimonio dell’Unesco affacciato sul Mar Nero, che prenderà il via il Giro d’Italia 2026, un’edizione che segna un ulteriore passo verso l’internazionalizzazione della competizione, dato che la partenza dall’estero si ripete per la sedicesima volta nella storia ultracentenaria del Giro.

L’attenzione, inevitabilmente, è catalizzata tutta dalla presenza di Jonas Vingegaard; il danese, forte di due trionfi consecutivi al Tour de France (2022 e 2023) e dell’ultima Vuelta conquistata l’anno scorso, si presenta al via con un obiettivo chiaro in mente, ovvero quello di completare quel “triplete” che manca al suo palmarès e che lo consacrerebbe ulteriormente tra i giganti di questa disciplina.

Le assenze, a cominciare da quella del campione sloveno Tadej Pogacar – che ha preferito riservare le proprie energie per la Grande Boucle – sembrano spianargli la strada, anche se la strada, si sa, va sempre percorsa con le gambe e non sulla carta. sampnews24 +3

Tre giorni in Bulgaria e l’assedio al Blockhaus

Il percorso si snoda attraverso 3.468 chilometri complessivi, caratterizzati da un dislivello totale che sfiora i 49 mila metri.

La Grande Partenza bulgara prevede un trittico di tappe che offrirà uno spaccato vario del paese: dalla prima frazione pianeggiante tra Nesebăr e Burgas, ideale per i velocisti pur con un leggero strappo finale, alla seconda tappa più impervia verso Veliko Tarnovo, dove la salita al monastero potrebbe già accendere le prime scintille tra gli attaccanti, fino alla conclusione nella capitale Sofia domenica 10 maggio.

Dopo il primo giorno di riposo (dedicato al trasferimento), il Giro entrerà ufficialmente in Italia dalla Calabria per affrontare una prima settimana che non concede tregua; qui, la salita del Blockhaus in Abruzzo (durante la settima tappa), rappresenta il primo grande test per i pretendenti alla classifica generale, una ascesa che storicamente ha il potere di selezionare il gruppo dei migliori già nel primo weekend di corsa.

A rendere il quadro ancora più insidioso, ci pensa la frazione successiva con arrivo a Fermo, i cui muri marchigiani potrebbero frastagliare ulteriormente la classifica, dimostrando che la pazienza, in questo sport, è una virtù necessaria per chi aspira a vestire la maglia a pois. gazzetta +3

L’Italia sogna in salita, la crono aspetta i big

Se il danese Vingegaard guida la lista dei favoriti incontrastati, gli occhi del pubblico italiano sono puntati su Giulio Pellizzari, il 22enne di Camerino che lo scorso anno ha già dimostrato di sapersi muovere con disinvoltura tra i grandi.

A lui, in attesa di scoprire se potrà reggere il confronto nelle tappe regine, si affiancano altri “italiani” in cerca di riscatto in una corsa che manca all’appello di un trionfo nazionale dal lontano 2016, quando fu Vincenzo Nibali a sollevare al cielo la Coppa senza Fine.

L’equilibrio di questa edizione potrebbe essere spezzato dalla frazione numero dieci, una cronometro individuale di 42 chilometri che partirà da Viareggio per concludersi a Massa; una distanza ragguardevole per gli specialisti del cronometro – dove Filippo Ganna potrebbe dire la sua per la vittoria di tappa – e un’occasione d’oro per Vingegaard per accumulare preziosi secondi sugli scalatori puri che soffrono la disciplina del contro orologio.

La seconda settimana, apparentemente più morbida con arrivi a Chiavari e Verbania, cela in realtà la durissima tappa valdostana di domenica 23 maggio con arrivo a Pila, un antipasto delle Dolomiti che attendono il plotone nella fase finale della corsa. inbici +3

La terza settimana, tra Cima Coppi e l’epilogo romano

È nel corso della terza settimana, come da copione consolidato, che il Giro d’Italia 2026 dovrebbe esprimere il suo verdetto più autentico.

La diciannovesima tappa, in programma venerdì 29 maggio da Feltre ad Alleghe, rappresenta il cosiddetto “tappone” decisivo: 151 chilometri che scalano cime mitiche come il Passo Giau, che con i suoi 2.236 metri di quota sarà il punto più alto della corsa e si aggiudica quindi il titolo di “Cima Coppi” di questa edizione.

A rendere quel giorno un vero e proprio caleidoscopio di sofferenza contribuiscono l’ascesa del Passo Duran e del Falzarego, prima dell’arrivo in salita ai Piani di Pezzè; una tappa che profuma di leggenda e che probabilmente consegnerà la maglia rosa nelle mani di uno dei pochi superstiti di quella giornata di fuoco.

L’indomani, la frazione da Gemona del Friuli a Piancavallo metterà l’ultimo sigillo sulla classifica, prima del lungo trasferimento verso la Capitale.

E sarà Roma, come ormai consuetudine consolidata dal 2023, a fare da splendida cornice alla passerella finale: domenica 31 maggio, il percorso si snoderà per 131 chilometri nel cuore della città, per un gran finale al Circo Massimo che chiuderà l’edizione numero 109 di questa corsa, regalando l’abbraccio conclusivo tra i campioni e il pubblico delle grandi occasioni. inbici +3

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