Biennale Arte 2026, la giuria dei Leoni è tutta al femminile
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, che si terrà a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre, ha ufficializzato i nomi dei cinque membri chiamati a decretare i vincitori dei Leoni. Un annuncio che, per quanto atteso – visto che si tratta di un passaggio formale ma sostanziale nel percorso verso l’inaugurazione – assume un rilievo particolare: la giuria, scelta dal consiglio di amministrazione della Biennale su proposta della curatrice Koyo Kouoh, sarà interamente composta da donne. Cinque curatrici, provenienti da geografie e tradizioni critiche diverse, si troveranno così a valutare le partecipazioni nazionali, gli artisti in mostra e le giovani promesse, assegnando il Leone d’oro per il miglior padiglione, il Leone d’oro per il miglior partecipante all’esposizione centrale In Minor Keys e il Leone d’argento a un promettente giovane. Un gruppo eterogeneo, insomma, che riflette quella pluralità di sguardi che la direzione artistica aveva già iniziato a tracciare prima della scomparsa della stessa Kouoh, avvenuta nel 2025.
Una scelta che arriva dopo la scomparsa della curatrice
Va ricordato che fu proprio Kouoh – nata in Camerun nel 1967 e morta a Basilea – a indicare i criteri e, in larga misura, i profili ideali per questa commissione. La sua assenza, inevitabilmente, aleggia su ogni decisione presa dall’ente, che ha comunque portato a compimento il suo progetto affidandosi a un consiglio di amministrazione che ha ratificato le nomine senza stravolgerne lo spirito. Nessuna retorica, però, sulla “svolta epocale” di una giuria tutta al femminile: la Biennale di Venezia, nelle sue edizioni più recenti, aveva già sperimentato equilibri di genere nelle commissioni, ma mai con una selezione così netta. Le cinque curatrici – le cui identità complete sono state diffuse dall’ufficio stampa – dovranno ora confrontarsi con le opere presenti ai Giardini e all’Arsenale, senza dimenticare le Tese delle Vergini, dove troverà spazio il Padiglione Italia.
Chiara Camoni e il bosco di figure al Padiglione Italia
Proprio nello spazio dell’Arsenale, alle Tese delle Vergini, sarà allestita la personale dell’artista Chiara Camoni, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Camoni, che ha descritto il suo lavoro come un «bosco di figure» – colonne e corpi in ceramica e gres smaltato, disposti in solitudine o in gruppi – propone un’installazione che chiede un rapporto fisico, quasi tattile, con lo spettatore. «Alcune ti attraggono, ti interrogano, altre ti intimoriscono», ha spiegato lei stessa, accennando a un’esperienza che prevede fiori freschi e candele a ornare quelle sculture. Un’arte, la sua, che rifiuta la distanza contemplativa per abbracciare una partecipazione quasi rituale, lontana dalle cronache nere o dai fatti di sangue che pure, in altri contesti, questo giornale è chiamato a raccontare con rispetto e senza compiacimenti.
I tempi e le regole dell’assegnazione dei premi
La giuria inizierà i suoi sopralluoghi nei giorni precedenti l’apertura ufficiale, prevista per il 9 maggio, e avrà tempo fino alla metà di novembre per elaborare le sue valutazioni. Le decisioni – va detto – saranno inappellabili, e i Leoni verranno consegnati durante una cerimonia che tradizionalmente si tiene nei primi giorni della manifestazione. Non ci sono, al momento, indicazioni su eventuali menzioni speciali aggiuntive, anche se lo statuto della Biennale le prevede. Quel che conta, per ora, è la composizione di una giuria che non ha precedenti per omogeneità di genere, e che si troverà a giudicare un’edizione, *In Minor Keys*, già segnata dall’assenza della sua ideatrice. Un’assenza che, paradossalmente, rende ogni Leone – quello d’oro come quello d’argento – anche un piccolo tributo postumo.




