Il ritrovamento del libretto con mille lire e la questione del rimborso
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Redazione Economia
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Un baule dimenticato in un deposito, colmo di cimeli teatrali, copioni ingialliti e scartoffie di ogni genere, custodiva un segreto che solo dopo sessantatré anni è venuto alla luce. Umberto Libassi, attore di 72 anni originario di Margno, in provincia di Lecco, ma da tempo residente in Veneto, nel corso di un trasloco ha riaperto quel vecchio baule ereditato dai genitori e vi ha scoperto, sepolto tra ricordi di scena e documenti familiari, un libretto di deposito a risparmio nominativo della Cassa di risparmio di Trieste.
Il documento, il numero 5249 dell'agenzia numero 9 di via Montorisino 3, riportava un deposito di mille lire effettuato il 25 ottobre 1963, quando Libassi aveva appena nove anni, verosimilmente un regalo dei genitori di cui lui non aveva mai avuto conoscenza. La scoperta, risalente all'anno precedente ma accantonata a causa di un lutto familiare, ha spinto ora l'uomo a chiedersi quale sorte sia toccata a quella lontana somma e, soprattutto, se sia possibile recuperare il capitale e gli interessi maturati in oltre sei decenni.
La consulenza legale e la stima del valore
Affidatosi all'avvocato Stefano Rossi dell'Associazione Italia di Roma, Libassi ha ottenuto una prima, sorprendente valutazione di quanto quel vecchio Titolo potrebbe valere oggi. Il consulente legale, dopo aver esaminato il libretto, ha stimato che l'importo originario, capitalizzato nel corso degli anni con gli interessi legali, la rivalutazione monetaria e l'anatocismo, potrebbe aggirarsi intorno ai cinquantamila euro.
Una cifra, questa, che trasformerebbe un oggetto dimenticato in un vero e proprio tesoro, ma la cui concreta esigibilità è subordinata al superamento di diversi ostacoli burocratici e giuridici, primo fra tutti l'identificazione del soggetto oggi obbligato al pagamento. La Cassa di risparmio di Trieste, infatti, non esiste più come entità autonoma, essendo stata nel frattempo inrata da altri istituti e confluita, attraverso successive operazioni societarie, nel gruppo UniCredit.
La questione della prescrizione e i soggetti obbligati
Il nodo centrale della vicenda, sul quale si gioca la partita del rimborso, riguarda l'eventuale prescrizione del diritto a riscuotere la somma. La normativa italiana, in particolare per i cosiddetti “rapporti dormienti”, prevede che, in assenza di movimentazioni per un periodo di dieci anni, i depositi bancari e i libretti di risparmio vengano dichiarati dormienti e le relative somme trasferite al Fondo rapporti dormienti gestito da Consap per conto del Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Tuttavia, il legale di Libassi sostiene una tesi differente, basata sulla particolare dinamica del ritrovamento: il termine di prescrizione, a suo avviso, non potrebbe decorrere dalla data dell'ultima operazione risalente al 1963, in quanto il titolare era all'oscuro dell'esistenza stessa del credito. Il conteggio, secondo questa interpretazione, dovrebbe invece iniziare dal momento del ritrovamento del documento, avvenuto solo di recente. È su questo presupposto che l'avvocato Rossi intende muovere la propria azione, rivolta non solo a UniCredit in quanto erede della vecchia cassa triestina, ma anche, in solido, al Ministero dell'Economia stesso, in virtù del principio che vede lo Stato come garante ultimo del risparmio.
Il procedimento per il recupero
La strada che attende l'attore 72enne per trasformare quelle mille lire in denaro contante appare quindi irta di complessità. La procedura standard, in casi analoghi, prevede l'invio di una pec o di una raccomandata all'istituto di credito subentrante – in questo caso UniCredit – con la quale si richiede il pagamento della somma rivalutata, corredata dalla documentazione che attesta il ritrovamento e la titolarità del libretto.
Se la banca dovesse opporre un rifiuto, basandosi sulla normativa sui rapporti dormienti o sulla prescrizione, si aprirebbe la via del contenzioso legale, dove la tesi del legale di Libassi verrebbe sottoposta al vaglio di un giudice. Un eventuale diniego potrebbe portare l'istituto di credito a sostenere che, indipendentemente dalla conoscenza del credito da parte dell'avente diritto, il lungo lasso di tempo trascorso senza alcuna movimentazione avrebbe comunque determinato il trasferimento delle somme al Fondo statale, rendendo la banca stessa non più debitrice. In tal caso, la richiesta andrebbe inoltrata direttamente a Consap, che gestisce appunto i fondi dei rapporti dormienti, anche se per rapporti così risalenti la rintracciabilità delle somme è tutt'altro che scontata.




