Il Galaxy Z Trifold di Samsung prova a rilanciare il mercato dei pieghevoli
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Tenere in mano il Samsung Galaxy Z TriFold, durante un showroom privato al CES di Las Vegas, ha ridato fiducia nelle potenzialità di una categoria tecnologica che, dopo il primo entusiasmo, sembrava aver smarrito la spinta innovativa. In un panorama dominato, ormai da anni, dai due formati classici – il libro e la conchiglia – l’arrivo di un dispositivo a triplice cerniera rappresenta una soluzione inattesa a un problema che molti utenti, forse, non avevano nemmeno percepito con chiarezza: la ricerca di uno schermo tablet veramente ampio che, una volta chiuso, possa comunque trovare spazio in una tasca. L’esperienza tattile con il prototipo, sebbene il telefono non sia stato ancora lanciato ufficialmente negli Stati Uniti, ha lasciato pochi dubbi sulle intenzioni della casa coreana, che punta a riconquistare l’attenzione con un prodotto ibrido e ambizioso.
Il peso di un tablet e la portabilità di un telefono
Chi è abituato agli ultimi modelli Fold, i quali hanno faticosamente raggiunto dimensioni e spessori paragonabili a quelli degli smartphone tradizionali, percepisce immediatamente una differenza sostanziale nell’avvicinarsi al Trifold. I suoi oltre trecento grammi, che si fanno sentire nel palmo della mano, sembrerebbero inizialmente un passo indietro, riportando alla memoria i primi pieghevoli, goffi e massicci. Dopo qualche minuto di utilizzo, però, il confronto con un telefono classico appare improprio e fuorviante: l’oggetto che si tiene, infatti, non è uno smartphone che si espande, bensì un tablet vero e proprio, dotato di uno schermo da dieci pollici, che però ha la capacità, unica, di ripiegarsi su se stesso fino a diventare trasportabile. È questa la filosofia progettuale che emerge, una scommessa sull’esigenza di chi cerca un unico dispositivo per lavoro e intrattenimento, senza dover rinunciare a nulla.
Una risposta alla stagnazione del settore
L’annuncio del dispositivo verso la fine del 2025 aveva già acceso la curiosità degli osservatori e degli appassionati, i quali vedevano in quel concept finalmente materializzato una ventata di novità in un mercato che pareva in stallo. Samsung, che con il primo Fold nel 2019 aveva dato il via alla tendenza, torna dunque a puntare su un design radicale per ridare slancio a una categoria che fatica a uscire dalla nicchia, nonostante i progressi in termini di affidabilità e sottigliezza. Il Trifold, in questo senso, non è un semplice aggiornamento ma un tentativo di ridefinire i confini stessi del prodotto, trasformando ciò che era un telefono pieghevole in qualcosa di diverso: un "phablet" estremo, atteso da quasi un decennio, che ambisce a sostituire contemporaneamente due dispositivi. La dimostrazione al CES ha mostrato come le specifiche e le capacità, ormai, non siano più lasciate all’immaginazione.
Le impressioni da un contatto diretto
L’opportunità di provare in anteprima il Galaxy TriFold ha permesso di valutarne non soltanto l’estetica o la meccanica di piegatura, spesso oggetto di attenzione nelle fasi di sviluppo, ma soprattutto l’esperienza d’uso in potenza. Se ne ricava la sensazione che Samsung abbia voluto osare, spingendosi oltre il già consolidato, per offrire una superficie di lavoro e visualizzazione senza eguali in un dispositivo tascabile. Certo, il compromesso sul peso e sullo spessore, quando ripiegato, è evidente e rappresenterà un fattore decisivo per i consumatori. Tuttavia, per chi, come molti early adopter, aveva già abbracciato l’era dei pieghevoli con modelli a doppio schermo, la proposta del Trifold appare come l’evoluzione logica, seppur audace, di un percorso che mira a fondere sempre di più le categorie di prodotti, spingendo i limiti dell’ingegneria e del design industriale verso nuovi traguardi.




