La Bulgaria adotta l’euro dal 2026: sì di Bruxelles, ma il paese è diviso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A partire dal 1° gennaio 2026, la Bulgaria diventerà il ventunesimo paese dell’Unione Europea a entrare nell’eurozona, abbandonando il lev, la valuta nazionale che ha accompagnato la sua storia economica fin dall’Ottocento. L’annuncio della Commissione europea, confermato anche dalla Banca Centrale Europea, arriva dopo anni di negoziati e riforme, e segna un ulteriore passo nell’espansione della moneta unica verso i Balcani, a tre anni dall’ingresso della Croazia.

"Oggi la Bulgaria è un passo più vicina all’euro", ha scritto su X la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accompagnando il messaggio con un’immagine simbolica: le bandiere europea e bulgara fuse insieme. Un gesto che, al di là della retorica istituzionale, nasconde le tensioni che hanno attraversato il paese negli ultimi mesi. Se da un lato il governo di Sofia – guidato dal primo ministro Rossen Jeliazkov – ha definito la decisione "un giorno eccezionale", frutto di "anni di riforme e allineamento con l’Europa", dall’altro l’opposizione e parte dell’opinione pubblica hanno reagito con proteste e scontri in Parlamento.

I criteri di convergenza, che includono stabilità dei prezzi, sostenibilità fiscale e controllo del debito pubblico, sono stati rispettati, ma non tutti sono convinti che l’abbandono del lev porterà benefici immediati. C’è chi teme un aumento dei prezzi, come già accaduto in altri paesi dell’Est durante il passaggio all’euro, e chi vede nella moneta unica una perdita di sovranità. Le strade di Sofia, negli ultimi giorni, hanno ospitato manifestazioni animate, con slogan che chiedevano un referendum popolare prima di un cambiamento così radicale.

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