Il debutto di Fullkrug: "Qui c'è un'aura magica, il nove è una responsabilità"
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Redazione Sport
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Nella sala stampa di Casa Milan, dove l'odore del legno si mischia a quello della storia, Niclas Fullkrug ha tracciato il confine netto tra il suo passato e il presente che lo attende, dichiarando senza esitazione che il club rossonero rappresenta "ciò di cui ho bisogno", un luogo che, a suo dire, è avvolto da "un'aura magica". L'attaccante tedesco, arrivo primario del mercato di gennaio voluto fortemente dal tecnico Massimiliano Allegri, porta con sé un profilo tattico per certi versi desueto, quello del centravanti di rottura, abile nella protezione del pallone e nel sollevare la squadra, oltre che letale negli scontri fisici in area di rigore sulle palle alte o vaganti. Caratteristiche, queste, che il livornese cercava da tempo per fornire una risposta alternativa alle difese schierate in blocco basso, le stesse che talvolta hanno imbrigliato la manovra offensiva della squadra.
La questione tattica e le prime impressioni in campo
Nei due brevi spezzoni di partita finora disputati, prima a Cagliari e poi contro il Genoa al Meazza, è stato possibile scorgere, seppur in embrione, quelle peculiarità che lo rendono un elemento unico nel panorama degli attaccanti a disposizione di Allegri. La sua fisicità, unita a un'istintiva capacità di posizionarsi tra i centrali avversari, suggerisce che il suo apporto potrebbe rivelarsi decisivo nelle partite più complicate, dove lo spazio per gli inserimenti si riduce e il gioco diventa per forza di cose più conteso e diretto. Proprio in una di queste occasioni, nel match contro i liguri, si è inserito un episodio che lo ha visto protagonista: un contrasto in area con il difensore Ostigaard, sul quale Fullkrug non ha avuto dubbi, affermando con fermezza che "era rigore", una valutazione che, com'è noto, non è stata condivisa dall'arbitro e dal VAR.
Il simbolo del numero nove e l'identità personale
Uno dei passaggi più significativi del suo esordio davanti ai giornalisti ha riguardato la scelta della maglia numero nove, un dorsale che a Milano è stato scritto da leggende assolute del calcio. "Per me il nove è sinonimo di gol", ha spiegato l'attaccante, ammettendo onestamente il peso che un tale simbolo comporta, visto che "qui al Milan l'hanno indossato giocatori di qualità enorme". Una responsabilità che accetta, pur non avendo mai coltivato un culto particolare per alcun idolo, avendolo indossato in carriera soltanto con la nazionale tedesca. Sulla sua persona, poi, ha voluto chiarire un dettaglio che lo riguarda da vicino, ovvero quella famosa fessura tra i denti che alcuni avevano scherzosamente associato a un possibile "dente d'oro" in caso di conquista dello Scudetto. La sua risposta è stata netta e identitaria: "No, questo buco è una parte di me", un segno distintivo che non intende modificare né trasformare in un trofeo, ma che considera un tratto costitutivo del suo essere.
L'approccio riservato e l'obiettivo immediato
Fullkrug ha inoltre dimostrato un atteggiamento riservato e protettivo verso le dinamiche interne della squadra, specie quando interrogato sulla possibilità di essere schierato in un eventuale tridente offensivo. "Innanzitutto bisogna chiarire che quello che dice il mister non lo dico a voi, non posso rispondere", ha tagliato corto, mostrando una discrezione che i tecnici apprezzano. La sua attenzione, del resto, è tutta concentrata sul compito più immediato e su quella "sliding door" principale che ha di fronte: trasformare la prova in corso d'opera in un contratto a tempo indeterminato, dimostrando sul campo di essere la risposta concreta alle esigenze tattiche di Allegri. Dopo l'esordio anticipato grazie a una deroga e il debutto in una San Siro non particolarmente scintillante, la strada è tracciata e passa inevitabilmente attraverso i gol, unica valuta che può rendere leggero il peso del nove che ha sulle spalle.




