Obama in lacrime per il discorso della moglie Michelle all'inaugurazione del centro presidenziale a Chicago
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Redazione Esteri
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Una cerimonia che ha saputo coniare il ricordo del passato con lo sguardo rivolto al futuro, quella che si è tenuta a Chicago il 18 giugno per l'inaugurazione dell'Obama Presidential Center. Il 44esimo presidente degli Stati Uniti, visibilmente commosso, ha asciugato una lacrima mentre la moglie Michelle, con un discorso che resterà nella storia delle celebrazioni pubbliche, elogiava senza riserve l'operato del marito, quel "lavoro per il popolo" che ha segnato un'era politica e culturale.
Alla cerimonia, come era prevedibile data la lunga e pubblica inimicizia, non è stato invitato Donald Trump, l'attuale inquilino della Casa Bianca che ha più volte paragonato il complesso a una discarica; al suo posto, a rendere omaggio a Barack Obama, c'erano invece i tre ex presidenti ancora in vita, Bill Clinton, George W. Bush e Joe Biden, a testimonianza di un'unità bipartisan che la politica contemporanea sembra aver messo da parte.
Il centro che guarda al futuro
Con un costo che ha superato abbondantemente le stime iniziali, arrivando a toccare la cifra di 850 milioni di dollari, l'Obama Presidential Center si erge imponente sulle rive del lago Michigan, nel quartiere di Jackson Park, non lontano dalla casa dove gli Obama vivevano prima di trasferirsi alla Casa Bianca.
Il progetto, che ha dovuto superare annose battaglie legali con gli storici del luogo e le proteste di una parte dei residenti preoccupati per la gentrificazione, è stato pensato come un campus civico piuttosto che come una semplice biblioteca presidenziale, includendo al suo interno una sede della biblioteca pubblica di Chicago, un centro ricreativo, giardini, un campo da basket e persino un parco giochi.
L'architettura, con la sua torre monolitica di 225 piedi che alcuni hanno già soprannominato "Obamalisk", ha suscitato reazioni contrastanti per il suo impatto visivo, ma chi lo ha progettato ha voluto che fosse un luogo aperto alla comunità, un "progetto per il futuro" che potesse rivitalizzare il lato sud della città, storicamente trascurato.
Il discorso di Michelle
Se il fulcro dell'evento era il centro fisico, è stato il discorso di Michelle Obama a rubare la scena e a inondare di commozione i presenti; lei, con la sua consueta eloquenza, si è rivolta al marito dicendogli: "Oggi ti loderò senza riserve", e lo ha fatto ripercorrendo le sfide di quegli otto anni, le critiche feroci sulla sua nascita, sulla sua fede e sul suo patriottismo, arrivando a ricordare che come primo presidente nero è stato sottoposto a uno standard più alto.
Con le figlie Malia e Sasha accanto, l'ex presidente non ha potuto trattenere l'emozione, scherzando poi sul palco sul fatto che la moglie non gli avesse fatto leggere il discorso in anticipo, sapendo bene che lo avrebbe "sconvolto". Un discorso che, come hanno notato molti analisti, conteneva frecciate indirette all'amministrazione Trump, come il riferimento al Premio Nobel per la pace ottenuto da Obama, un riconoscimento che il tycoon ha più volte desiderato, ma che ha contribuito a creare un'atmosfera intensa e carica di significati politici non detti.
Il no a Trump
L'assenza più eclatante, e forse la più attesa, è stata proprio quella del presidente Trump, la cui mancata convocazione ha rotto un'usanza consolidata che vedeva i presidenti, passati e presenti, riunirsi per l'inaugurazione delle biblioteche presidenziali. L'Obama Presidential Center, in tal senso, è diventato il simbolo tangibile di una frattura politica profonda che attraversa il Paese, contrapponendo la visione speranzosa e comunitaria della coppia Obama alla retorica aggressiva dell'attuale amministrazione.
Nonostante le polemiche che ne hanno costellato la costruzione e i costi lievitati che hanno sollevato più di un sopracciglio tra i contribuenti, gli organizzatori stimano che il centro, la cui apertura al pubblico è stata fissata per il 19 giugno, in concomitanza con il Juneteenth, la festa che celebra l'abolizione della schiavitù, attirerà tra i 750.000 e un milione di visitatori all'anno.
Una passerella di stelle
La cerimonia di inaugurazione è stata, come previsto, un evento di portata mondiale a cui hanno partecipato, tra gli altri, l'ex cancelliera tedesca Angela Merkel e l'ex premier italiano Matteo Renzi, insieme a una sfilata di star del calibro di Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Bono e Jennifer Hudson, che hanno intrattenuto il pubblico con le loro performance.
La presenza di volti noti della politica internazionale e del jet set non ha fatto altro che sottolineare l'eredità globale lasciata dall'ex presidente, un'eredità che ora viene racchiusa in un complesso che è sì un museo, ma che aspira a diventare un centro pulsante di vita per la città di Chicago.
La scelta di non includere fisicamente i documenti d'archivio, ma di digitalizzarli, rappresenta un'innovazione rispetto ai tradizionali modelli di biblioteca presidenziale, segnando un ulteriore passo verso la modernità di un progetto che, in ogni suo dettaglio, ha voluto guardare avanti senza dimenticare le proprie radici.




