Audi e il motore 6 cilindri, un secolo di storia che si arricchisce con il nuovo V6 “cattivo” nato a Gyor
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Redazione Economia
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Da oltre cent’anni, e sarebbe più preciso dire da quando la prima Typ M vide la luce, il motore a 6 cilindri rappresenta per Audi una sorta di firma indelebile, un’architettura capace di coniugare – come poche altre – una reattività pronta già ai bassi regimi con una coppia generosa, senza dimenticare quella naturale propensione per le alte rotazioni che gli appassionati cercano da sempre. Questo frazionamento, va ricordato, non ha segnato soltanto la storia del Marchio dei quattro anelli, ma ha influenzato l’intera industria automobilistica: offre un’equilibratura superiore rispetto ai quattro cilindri, spesso artefici di vibrazioni parassite, e una leggerezza che i mastodontici V8, per quanto potenti, non possono eguagliare.
A raccontare questa lunga tradizione ci pensano decenni di evoluzioni tecniche: il 6 cilindri Audi ha spaziato dall’alimentazione a benzina fino al diesel, dalla sovralimentazione mediante compressore volumetrico all’impiego di due turbine gemelle. Ha vestito auto a trazione posteriore, anteriore o integrale, senza mai tradire quel DNA fatto di dimensioni compatte e una reattività che pochi altri propulsori sanno regalare. Dalla prima Typ M, insomma, fino alle più recenti RS, la casa tedesca ha sempre trovato in questo schema tecnico un alleato fedele.
E proprio mentre a Bruxelles – lo si dice senza troppa enfasi – qualcuno continua a recitare l’elogio funebre del pistone, quasi che l’era del termico fosse già archiviata, a Győr, in Ungheria, hanno deciso di alzare il volume. L’ultima creatura sfornata dagli stabilimenti ungheresi non è una semplice evoluzione di routine, bensì un propulsore che profuma di benzina e sfida (pur senza sconfinare nella provocazione gratuita) le rigidità della burocrazia europea. Il motore in questione si chiama V6 Otto EVO LK3, ed è, per dirla senza giri di parole, il cuore pulsante più cattivo mai uscito dagli stabilimenti di Győr.
Un V6 da record per le prossime RS, tra potenza inedita e produzione ungherese
Audi, va detto, ha iniziato a produrre il suo V6 più potente di sempre proprio in quella fabbrica ungherese, un impianto che da anni rappresenta un polo d’eccellenza per i gruppi motopropulsori del gruppo Volkswagen. Questo nuovo sei cilindri – che molti osservatori attendevano da tempo – non si limita a ritoccare i valori della generazione precedente, ma li riscrive da capo. La sigla “EVO LK3” nasconde scelte tecniche aggressive: una sovralimentazione spinta, probabilmente affidata a due turbine di nuova concezione, e una gestione termica ripensata per sostenere carichi dinamici elevati. Le prime informazioni parlano di una potenza massima che supera abbondantemente i 450 cavalli, collocandosi in un territorio finora inesplorato per un V6 di serie della casa di Ingolstadt.
Dalla Typ M alla RS 5, un’architettura che non smette di sorprendere
Se si ripercorre la storia, ci si accorge che il 6 cilindri Audi ha attraversato guerre, crisi petrolifere e rivoluzioni elettroniche senza mai perdere la sua ragion d’essere. Dalle Typ M degli anni Venti, dove la potenza era misurata in cavalli fiscali più che in coppia effettiva, si è arrivati alle moderne RS 5 e RS 4, dove lo stesso frazionamento ha saputo reggere il confronto con i motori di derivazione Porsche o Lamborghini. Questo nuovo V6, che gli ingegneri ungheresi hanno affinato per anni, si candida a equipaggiare le prossime versioni RS di Audi, probabilmente una futura RS 5 o una RS 4 ancora più cattiva. La scelta di non passare a un 8 cilindri – come qualcuno avrebbe sperato – dimostra come Audi creda ancora nelle potenzialità di questa architettura, capace di offrire prestazioni da supercar con ingombri e pesi inferiori.
Un “addio al pistone” annunciato ma rimandato, almeno per ora
Mentre Bruxelles strema i costruttori con norme sempre più stringenti sulle emissioni, e mentre molte Case hanno già annunciato la fine dei motori termici entro il decennio, Audi sceglie una strada diversa: alzare il volume, ma senza fare rumore inutile. Il V6 Otto EVO LK3 non è un canto del cigno, quanto piuttosto la dimostrazione che l’efficienza e l’emozione possono ancora convivere. Nessuna dichiarazione ufficiale ne ha ancora confermato l’impiego su modelli specifici, ma gli addetti ai lavori danno per scontato che lo vedremo all’opera entro i prossimi due anni. La casa dei quattro anelli, insomma, non ha alcuna intenzione di seppellire il motore a scoppio prima del tempo. E con un sei cilindri così, del resto, avrebbe torto a farlo.




