Il mare s'infuria a Tenerife: quattro vite spezzate da un'onda nella piscina naturale
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Redazione Esteri
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Una giornata apparentemente tranquilla, quel sole che invita a cercare l'azzurro del mare, si è trasformata in un incubo domenica 8 dicembre lungo la costa di Los Gigantes, a Tenerife. Lì, dove la roccia vulcanica scolpita dalle intemperie forma vasche naturali che i turisti cercano per un bagno diverso dal solito, il mare ha mostrato tutta la sua imprevedibile forza. Un'onda anomala, che gli esperti stimano possa aver superato i tre metri e mezzo d'altezza, ha scavalcato la barriera frangiflutti che dovrebbe proteggere la cosiddetta "Isla del Cangrejo", investendo con un colpo solo un gruppo di persone che si trovavano nelle sue vicinanze. L'evento, documentato da un video divenuto purtroppo testimonianza cruda della tragedia, mostra una calma ingannevole pochi istanti prima che un muro d'acqua bianca di schiuma si abbatta sul luogo. L'organizzazione per la sicurezza marittima "Canarias 1.500 Km de Costa", che ha diffuso le immagini, lo usa come monito drammatico sul rispetto degli avvisi meteorologici.
I divieti ignorati e la furia del mare
Quel tratto di costa, infatti, non era accessibile. L'accesso alla piscina naturale era stato formalmente interdetto ai bagnanti già dal 3 dicembre, a causa delle previsioni che annunciavano mareggiate pericolose. Avvisi, questi, che indicavano la possibilità di onde comprese tra i due e i tre metri e mezzo, un pericolo concreto che alcuni visitatori avrebbero però deciso di sottovalutare. La scelta di avventurarsi lo stesso in quell'area, sebbene comprensibile nel desiderio di ammirare da vicino lo spettacolo della potenza oceanica, si è rivelata fatale. L'onda, giunta con violenza inaudita, non ha dato scampo: ha spazzato via tutto ciò che ha incontrato, risucchiando le persone in mare. Il bilancio, stilato dai servizi di emergenza delle Canarie che hanno coordinato i soccorsi, è di quattro vittime accertate, mentre una persona risulta tuttora dispersa, con le ricerche che proseguono senza sosta.
Un fenomeno non così insolito per le Canarie
La domanda che sorge spontanea, di fronte a simili accadimenti, è se si sia trattato di un evento meteorologico del tutto eccezionale. I ricercatori che studiano il clima delle isole Canarie chiariscono come, specialmente durante i mesi autunnali e invernali, l'arcipelago esposto all'Atlantico sia soggetto a fenomeni di mareggiata particolarmente intensi. Le onde, spinte da profonde depressioni oceaniche, possono raggiungere e superare i quattro metri di altezza, trasformando le coste frastagliate in trappole mortali. Non è dunque la prima volta che il mare reclama le sue vittime in questo modo, sebbene ogni evento mantenga una sua tragica unicità. Ciò che rende ancor più amara questa storia è la consapevolezza che l'area era formalmente chiusa, un dettaglio che getta una luce sinistra sulla difficoltà di far rispettare i divieti in zone remote e molto frequentate dai turisti, i quali spesso, non conoscendo a fondo la pericolosità del luogo, ne sottostimano i rischi.
Le inchieste e la prevenzione
Sul fronte giudiziario, come di consueto in casi del genere, le autorità hanno avviato le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità. L'attenzione si concentra, inevitabilmente, sulla gestione della sicurezza dell'area e sull'efficacia della segnaletica di pericolo. Le piscine naturali, attrazioni tanto affascinanti quanto insidiose, pongono questioni complesse di governance del territorio, dove il confine tra libertà del visitatore e dovere di protezione da parte delle istituzioni locali è sottile e dibattuto. L'obiettivo, ora, è comprendere se tutto il possibile fosse stato fatto per impedire l'accesso e per informare adeguatamente del rischio, un rischio che, in quelle particolari condizioni meteorologiche, si è materializzato nella sua forma più estrema e letale.




